Il petomane rabbioso, direzione Berlino

Premessa

Prendere il treno dal nord Italia con meta Berlino non è una cosa assurda. L’aereo ormai da molto tempo costa meno rispetto alle lunghe tratte in treno ma… se si parte dell’Alto Adige o da qualsiasi punto non comodamente vicino ad un aeroporto, come è successo a me, il viaggio in treno diventa un’impresa sensata, che non impegna troppe ore e che da Monaco diventa gradevole. Perché da Monaco? Per una semplice discorso tecnico. Il treno che parte da Venezia e passa per Verona, Vicenza, Trento, Bolzano, Brennero e via fino a Monaco, è un treno di quelli con gli scompartimenti da sei posti, vere e proprie anticamere ormai datate del viaggio della speranza, la scomodità pura e catalizzatore di odori malsani. A Monaco cambia la musica. Si sale su un ICE (l’equivalente delle nostre Frecce) con sedili in legno e cuoio. Spaziosi, molto spaziosi ed estremamente comodi. Proprio sull’ICE si è verificato l’uomo passeggero di cui mi accingo a narrarvi.

Da una stazione piuttosto anonima sale quest’uomo di mezza età che a prima vista non ha altra peculiarità che il brontolare tra se e se. Cosa che per chi vive a Berlino, detta anche gabbia di matti, non è cosa di certo strana. L’uomo dai capelli bianchi si siede al suo posto prenotato, parallelo al mio ma grazie ai Santi pasquali al di là del corridoio e quindi non contiguo. Inizia a imprecare tirando fuori il suo occorrente da viaggio. Nell’ordine:

-Lettore portatile CD che mi ha fatto non poca tenerezza

-Custodia per cd con dentro cd, guarda caso.

Rivista rock su musica e affini che si appoggia subito sulle ginocchia.

-Romanzone di spionaggio da viaggio fantozziano, di cui non ho approfondito titolo e autore per poco o nullo interesse riguardo a certe opere.

-Rivista non meglio identificata ma non porno quindi piuttosto inutile.

-Ciabattine da mare in plastica bianca e nera, di quelle che nelle piscine attraggono funghi di ogni ceto.

-Sacchetto con cibo di cui si scoprirà la natura più tardi.

-Telefonino fin troppo moderno.

Di seguito si toglie le scarpe e le appoggia sotto il sedile del passeggero davanti (ricordo che tra un sedile e l’altro c’è davvero molto spazio, io che sono alto 1,85 metri posso allungare le gambe, per rendere l’idea). La borsa in cui erano contenute tutte quelle meraviglie posizionata per un terzo in mezzo al corridoio. Dettaglio che diventerà importante a breve. Mentre continua a brontolare sul fatto che il treno è pieno spio la targhetta prenotazione affissa vicino al suo posto e vedo che è diretto a Berlino. Bene, nulla di strano quindi riguardo la strana oggettistica e la follia latente. Dopo mezz’ora beve un sorsone di coca cola e peta con violenza, si solleva addirittura sui poggia-gomiti per dare spazio all’aria mefitica in uscita dal deretano. Mi giro, lo guardo, vedo la ragazza seduta davanti a lui sgranare gli occhi.

Pochi istanti dopo passa un ragazzo e inciampa leggermente sulla sua borsa sita in buona parte in mezzo al corridoio.

Poco dopo un secondo inciampa e accade la stessa cosa. La terza persona è una malcapitata donna con bambino che inciampa per bene nella borsa, al punto di fare due passi slanciata in avanti quasi a rischio di cadere.

Lui la guarda e le dice (il tutto tradotto):

brutta deficiente che non sei altro, ma non vedi la borsa!!”

Lei rimane ammutolita, poi lui nota che lei indossa occhiali da sole.

Anche gli occhiali da sole hai!!?? Sei proprio cretina così non vedi dove vai, imbecille!!”

Il tutto urlato che sentivano tutti nel vagone.

La donna se ne va inorridita.

Dopo circa un’ora emette un peto che è un fischio prolungato, lo modula nel suono alzando leggermente il sedere. La donna davanti sgrana ancora gli occhi. Fortunatamente la cosa non rappresenta una minaccia per l’olfatto.

Gli suona il telefono. Suoneria altissima stile telefono di una volta, quanto di peggio può esserci per un sistema nervoso incline al nervosismo.

Lui lo prende e portandoselo lentamente all’orecchio:

chi cazzo è che mi disturba maledizione!”.

Era un suo amico. Strano un uomo del genere ha degli amici.

Il viaggio prosegue lungo i binari senza deragliamenti, quando afferra il sacchetto del cibo. Ne estrae uno strano pane simil sfoglia di origine ignota e lo azzanna. Lo azzanna proprio. Era come se le sue mani col simil pane, appena si avvicinavano a meno di dieci centimetri dalla bocca, un’entità superiore accelerasse il tutto e facesse scattare mano e pane a colpire le fauci spalancate di quell’uomo. Risultato: mangiava come un animale.

Il treno una volta arrivato alla mia destinazione, l’ho visto scendere e correre via come se volesse lavarsi dai peccati o fuggire dalla polizia.

Annunci