Affettare il prezzemolo coi droni di Amazon

Non è un articolo sulle ricette, potete stare tranquilli. Si parla comunque di cose che affettano, ossia le pale dei “quadrieliche” che tra 5 anni, stima che parte dal management di Amazon,  potrebbero rifornire alcuni clienti, in base a vicinanza ai magazzini e alti dettagli non ancora discussi, dei loro preziosissimi prodotti che a sua volta comprano da altre aziende. Il prezzo è economico perché Amazon gioca coi numeri. Non siamo qui per parlare di Amazon però, nemmeno di come sfruttavano a morte i lavoratori in Germania qualche anno fa, quando scoppiò lo scandalo che potete riprendere QUI , abbastanza insabbiato ma non abbastanza da non uscire, almeno, sulle principali testate europee.

Ma passiamo all’arnese che dovrebbe fare consegne rapidissime. Si tratta appunto di un velivolo tipo elicottero, ma con quattro eliche. La quattro eliche donano maggiore stabilità e un controllo di volo più preciso. Forniranno questi aggeggi di gps e di controllo, ovviamente, remoto.

Insomma, la cosa curiosa è che poi si potrà sparare in cielo, e non per lo sport del tiro al piattello, peraltro maledettamente difficile, ma per cacciare in modo rispettoso della fauna, senza uccidere poveri animali indifesi. Sicuramente una rosa di calibro 12 sarà sufficiente per abbattere uno di questi stupidi e inanimati velivoli. Immagino anche come vengano gestite le aree di caccia, e le eventuali sanzioni in caso di caccia Amazon.

E se invece l’aggeggio entrasse in casa in preda ad interferenze e decapitasse il capofamiglia, lì in mezzo a tutti, con zampilli di sangue ad effetto stile Sol Levante? Ci sarà una clausola per possibile decapitazione? Come disse Pacciani: “dacci un taglio”. Amazon dice anche che sarà molto ecologico, ma leggete leggete: novità volante

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10 minuti di terrore animale nella metropolitana di Berlino

Ieri, andando al corso di Tedesco per migliorare il mio Tedesco, seduto su una poltroncina di un vagone della linea 1, la U1, una delle linee più affascinanti di Berlino per fenomenologia sociale e per il semplice panorama da vagone che offre, succede quanto segue.

Piuttosto affollato causa un ritardo di origine ignota, un po’ come le meteore nei B-movie anni ’50, il vagone, oscillando sui binari a mio avviso pericolosamente, mi offre senza preavviso un sunto di socio-follia davvero prezioso.

Ad una delle fermate entra un uomo con la faccia smunta, corporatura robusta, ma faccia smunta, guance scavate, il tutto in piena linea con la sintomatologia dell’abuso di eroina. Il tizio si siede al mio fianco e inizia a emanare un fiato non indifferente di birra rancida. Non contento inizia a sistemare i propri documenti, o forse quelli di qualcun altro, e lo fa alzandosi più volte e piantandomi il fondoschiena in faccia. Memore del mendicante che ama defecarsi addosso e che puzza come un carro di bestiame scaduto (sempre i carri di bestiame possano scadere), il quale si verifica nella stessa linea, sono colto dal terrore più limpido e gelido, come una giornata invernale di sole. L’uomo non puzza di feci, quindi sono contento per lui e anche per me.

Davanti a me c’è un signore di mezza età che legge il giornale. Sembra piuttosto assorto nella lettura. Entra improvvisamente una ragazzina affetta dalla sindrome di down mista a nanismo e probabile anoressia, insomma di tutto, e calpesta con estrema violenza (nonostante il peso limitato) il piede del signore. Il signore, probabilmente affetto da unghia incarnita cronica, inizia a ululare e lamentarsi. Sferra una sguardo alla ragazzina, vede il disagio negli occhi di lei e non solo, e si limita a sorriderle tra le pene dell’inferno. La ragazzina lo abbraccia in una tenera pantomima, dice che le dispiace (un dolce tut mir leid), e la cosa è commovente perché lei è sicuramente sincera. L’uomo inizia a piangere e io mi dico: “o… mio… dio”. La ragazzina accarezza la schiena dell’uomo e ride, poi estrae dalla sua borsetta variopinta una bottiglia di coca cola. Io penso che se beve un sorso di coca cola muore. Così di colpo, sciolta dall’acido “cocalorifero”. Ma il caso la salva. Non è capace di aprire la bottiglia, e non perché sia difficile da svitare. Anzi si. L’assistente sociale-accompagnatore (fino a pochi istanti prima nascosto tra i comuni passeggeri) le spiega a gesti e con parole sussurrate sotto voce (le famose grida silenziose o urla nel silenzio), che verso destra si chiude e verso sinistra si apre. La ragazzina è confusa e preferisce non bere. A volte è meglio rinunciare che farla fuori dal vaso.

Nel frattempo il tossico al mio fianco si addormenta appoggiando la testa sulla mia spalla, una scenetta romantico decadente che ricorda un film del filone rape & revenge. Penso che dovrebbe vomitarmi addosso, la cosa chiuderebbe il sipario. Invece non lo fa e il viaggio continua.

Razzi pezzenti col gel e dittatori assassinati

Al giorno d’oggi tutti i paesi si sentono ricchi e si sentono in dovere di dire qualcosa. C’è chi lo fa con guerre mascherate, c’é chi lo fa andando nello spazio. L’India, nuova potenza economica in crescita che vanta un numero di persone sotto la soglia di povertà ineguagliato e probabilmente ineguagliabile (si parla di centinaia di milioni di persone che non possono mangiare a sufficienza, non che non possono permettersi il cellulare), oltre che un numero incalcolabile di camerieri col gel sui capelli, ha deciso di andare su Marte. Missione spaziale di pura auto affermazione che appena letto la notizia, prima ho immaginato i cari B-movie degli anni ’50, poi ho immaginato un razzo a curry-propulsione con un equipaggio di servilissimi camerieri indiani.

Che abbiano scoperto una riserva nascosta di curry su Marte? Già miscelato?Insomma, oltre a fare film di merda indifendibili, ora se ne vanno su Marte. Gheddafi, invece, il cattivissimo dittatore che però non faceva mancar il cibo a nessuno, e dico a nessuno perché ho visto coi miei occhi e non l’ho letto, lo hanno assassinato come un cane per controllare (rubare) meglio le risorse. Per chi non lo sapesse la Libia è ora nel caos, e vivere lì è diventato un incubo. Ora non c’è il problema che non si può manifestare contro il dittatore, ora c’è il problema di andare al supermercato senza saltare per aria. Non l’ho letto, ma ho parlato con persone che lì ci vivono da anni.

Il meraviglioso mondo dell’eutanasia informativa, la pornografia genera riflessioni.

Vi sono film che fanno pensare, altri che distolgono dal pensare, altri che eccitano. Sintetizzando, i primi sono i “film impegnati”, e non è detto o anticipato il tipo di pensieri che evocano, quello cambia soggettivamente.  I secondi sono i film fracassoni, spesso mainstream, che ingannano il/lo (tele)spettatore conducendolo a pensare a sottili metafore di protesta inglobate nel sistema “obey”. Gli ultimi sono i film pornografici, di qualsivoglia genere, di qualsivoglia intento. L’intento è per lo più comune a tutti loro, e si riconduce sempre a una briosa spruzzata di gioia fisico -mentale.  Quello che manca, quelli che mancano, sono forse i film porno impegnati. Pensare trastullandosi con una visione.

Dato che con le nuove opportunità dettate dai nuovi media, o meglio dalla nuova interazione tra media, tutti siamo chiamati a pensare, il problema é globale. I notiziari in rete danno la possibilità di commentare e molti, davvero molti, lo fanno. Ora, rendendosi conto della qualità dei commenti, il fatto che tutti possano commentare fa venire i brividi, per non dire l’orticaria. Propongo quindi una sorta di impegno comune nel creare sacche di riflessione all’interno della pornografia. Un film pornografico che porti a riflettere ma che castri la voglia di condividere la propria opinione per imbarazzo e vergogna. Se la pornografia fosse più attenta nell’evocare contrasti di opinione, se fosse in grado di captare bisogni e disagi, andando a stuzzicare l’animo critico, che ahimè è inoculato in ognuno di noi esseri respiranti, avremo una speranza e forse più d’una. Di far cessare questo inutile commentare in maniera stolta. Date la penna in mano allo stolto e sarà molto più di una spada, sarà un’arma chimica infida e nauseabonda, capace di discreditare e infettare mezzi e organi, impunemente e subdolamente.

 

GOLA PROFONDA

 

Berlino è triste

Berlino è triste perché ci vivono molte persone che diventano tristi. E’ colpa del tempo, anche. Il sole è raro, l’inverno instancabile, e molte persone si deprimono. Le statistiche parlano chiaro, le pubblicità di strutture che aiutano aspiranti suicidi o depressi sono molto reclamizzate. Ve n’è una che mette in mostra la cartina di Berlino e provincia divisa in quartieri, e dei puntini gialli segnalano le persone salvate dal gesto finale da una determinata associazione-linea anti crisi. Ora c’è il sole e sembra quasi strano. Lassù che scalda di sbieco tra i venti, le persone con la giacca, alcuni con quella pesante già addosso, altri in maglietta a maniche corte quasi per un rifiuto.

Comunque non c’è motivo di essere tristi a Berlino, perché lo Z-nBar ha un programma ottobrino da favola:

PROGRAMMA OTTOBRINO Z BAR

L(UI)’uomo che abita vicino e che puzza anche da lontano

 

Vivo da quando il caldo è stato molto caldo anche qui a Berlino, ossia dal primo agosto, nel quartiere di Kreuzberg, per la precisione nel cuore di Bergmannkiez. Denominato da molti la Kreuzberg bobo, radical chic, la Kreuzberg borghese e bla bla bla, anche se ormai lo è anche la parte non borghese, quella attorno a Oranienstraße. Lasciamo perdere sterili definizioni e concentriamoci su di lui. Su di LUI. Perché da quando o lasciato la zona dove vivevo prima, il paradiso dei freak, a volte ne sento la mancanza. Fortunatamente ho visto LUI.

LUI è un uomo con la pancia prominente, di una quarantina d’anni circa, gestiti male, questo è sicuro. L’uomo vive in un bel palazzo di quelli che ricordano certe zone di Parigi, palazzi che caratterizzano il sopra citato Bergmannkiez. Vive al primo piano, ha una terrazza, e si vede che è la sua per due motivi. Perché lui a volte si verifica nella terrazza, e perché é piena di cose vecchie e abbandonate. LUI indossa un paio di jeans larghi, con la patta giallastra, LUI ha un maglietta di una squadra di calcio sintetica, rossa, LUI indossa scarpe da pallacanestro. Lo vedo molto spesso, non si è mai cambiato. Ah, dimenticavo, LUI ha un capellino da baseball color verde marrone. Ha la barba incolta, i capelli bianchi che fuggono fuori dal berretto, la faccia tonda e trasbordante. LUI puzza, lui puzza di formaggio trascurato, di sudore che ha molto da raccontare, di biancheria asciugata male, di fallimento igienico. LUI osserva i seni delle donne, di qualsiasi donna, meglio se giovane e abbondante, ma non disdegna nemmeno donne del club della terza età. A LUI va bene tutto. LUI saluta tutti.

Un bel giorno ero in un altro quartiere e l’ho visto. O almeno sembrava lui. Mi sono incuriosito e ho pensato “ma come, gli è permesso uscire dal quartiere?”. Gli sono andato dietro, l’ho seguito, stentavo a credere fosse lui. Poi l’ho fatto, ho annusato l’aria dietro di lui. L’odore era il suo. Sono meglio di un segugio.

Scorciatoie labirintiche

Ho già parlato tempo addietro, nemmeno troppo, dell’impossibilità dei mezzi di trasporto berlinesi riguardo alla chiarezza di se stessi. E’ facile parlare, anche per me, dopo averci vissuto per più di due anni, blaterare che basta un po’ di pazienza, un po’ di arguzia. Non è vero, sono complicati, e che prima o poi se ne abbia il pieno (parola grossa) controllo, é un altro discorso. Oggi ho preso la S-bahn, il trenino di superficie e non solo che si spinge fuori, anche oltre l’agglomerato urbano, sfidando addirittura la neve d’inverno, pensate un po’. L’ho preso per spostarmi dalla Porta di Brandeburgo fino alla stazione U-S di Yorckstraße, che nonostante ricordi New York, o forse no, non c’entra nulla con la Grande Mela. Una volta un ragazzo che conosco mi disse che quella zona, quella stazione, di notte era pericolosa. Io ci sono passato a varie ore, e la costante è sempre una, e non è la pericolosità. La stazione della S-bahn e quella della metropolitana di Yorckstraße puzzano, puzzano intensamente perché le puliscono poco.  E’ come se la stazione fosse un enorme cuoio capelluto emanante sebo. Non vi è una ragione sociale, anche se in altre staziono vi n’è una. A dire il vero lì passa anche poca gente. Forse è per quello che la dimenticano. La S-bahn, per l’esattezza la linea S1, che passa per il centro quello turistico, adesso ha attivo il servizio internet. Grosse parole per dire che se avete uno smartphone e pagate un abbonamento o quant’altro per ricevere dati, ora potete riceverli anche sotto terra. Questo non significa che però possiate morire e venire sepolti. Sono due mondi diversi, anche se dato l’odore nei vagoni della S-bahn, non lo sembrano nemmeno poi molto. Diversi. Sono approdato anche a Potsdamer Platz, la piazza famosa, la piazza nuova, la piazza non più distrutta. C’era un meeting, una piccola fiera, un esposizione di cose bio. In realtà era pieno di bambini e vi erano anche dei maiali, piccoli, e delle galline, di media grandezza. Tutti erano contenti, forse perché avevano votato, i genitori non i bambini, o perché forse non lo avevano fatto. Oggi in Germania vi erano le elezioni.

400 anni di questi giorni

 

Questo blog, fondamentalmente privo di utilità e per questo realmente utile, a differenza di molti altri che vantano utilità e poteri di guida assimilabili a quelli di messia di dubbio gusto, compie con questo medesimo post, la bellezza di 400 post. 400 non ha nessun 3, quindi nessun numero perfetto da cui trarre significati religiosi come la Trinità ecc… ecc… Invece si, perché 400 è un numero formato da 3 cifre e questo è un assioma. di conseguenza é un assioma che anche il numero 400 sia un numero perfetto. 400 post densi di notizie interessanti quando meno te lo aspetteresti, di suggerimenti intelligenti e profondamente stupidi, ma sempre di spessore e soprattutto che possano portare da qualche parte. In questo blog non avete mai letto nulla di banale e tanto meno di noioso, questo è un dato certo. Non vi ho consigliato dove andare a mangiare un buon Döner (kebab), ditemi per favore che senso avrebbe con tutte le guide culinarie e non su Berlino? Vi ho invece consigliato dove mangiare un Döner (kebab) di merda, un döner con cui forse si può addirittura prendere l’aids! Eccovelo QUI.

Vi ho svelato la verità su quella squallida donna che é Vera Felscherinow, quella de I Ragazzi dello Zoo di Berlino, che non è che una tossica balorda da due soldi, lo potete leggere QUI

Insomma ci sono tante cose che riguardano Berlino ma tante cose che per usare un termine tecnico, non c’entrano un emerito cazzo con Berlino.

Leggendo quello che ho appena scritto sembra che Berlingcalling sia un blog inutile, mentre é utilissimo, più che utile. Mettiamo che un giorno vogliate andare a bere una birra in un bar pieno di freaks e gente assurda, dove la birra abbia un prezzo irrisorio ma che comunque sia in un quartiere centrale! Lo troverete QUI

Ci sono molti vantaggi nel leggere testi che non nascondono intenti moralizzatori, che presumano di insegnare a vivere, per quello ci sono gli stupidi commenti sotto ogni articolo di giornale in qualsiasi angolo di mondo, il populismo becero che rende l’intelletto e la cultura gomma da masticare rimasticata. La libera scrittura, disattenta come maniacalmente pignola, all’insegna del sollazzo più puro e libero da confronti.

400 post, auguri Berlingcalling.

Bambini importunatori di somari parte II e il nuovo romanzo di Christiane Vera Felscherinow

Come si dice, non c’è due senza tre. Io invece scrivo non c’è uno senza due. Nel post (questo slang moderno) precedente parlavo, anzi raccontavo con dovizia di particolari, un filmato che mi è pervenuto qualche giorno fa. L’ho poi mandato a un mio amico che dopo qualche ora mi ha mandato un altrettanto valido filmato in cui accade quanto segue:

L’occhio della camera (e non delle madre) si infila verso un rientro roccioso, una mini grotta, un portico naturale, chiamatelo come volete. La camera si avvicina lentamente e inquadra prima un asino di media grandezza, poi un asinello piccolo, forse nano, e poi un asino, od asina, di media grandezza, ma non cambia molto. L’occhio della camera segue il corpo dell’asino fino ad arrivare al retro dell’asino, e lì lo vediamo! Un pastorello con tanto di giacca a vento stile eroinomane “pordiosero”, aggrappato alla coda dell’animale in posizione rocambolesca (tipo mambo) mentre penetra l’animale. Vede la camera e il cameraman, suppongo un altro disgraziato come lui, inizia a canzonarlo, mentre quello, veloce, ripone gli attributi dentro una lercia tuta e fa finta di niente. Si permette anche di fare un breve sorriso, poi subito abortito quando si rende conto che nulla e nessuno potrà mai salvarlo da ore di insulti, e probabilmente, ci scommetterei, di violenze perpetrate dagli altri pastori nei sui confronti con la scusa, eh si, di vendicare l’asino.

Inoltre, mi sento di annunciare, che Christiane Vera Felscherinow, quella del film Noi i Ragazzi dello Zoo di Berlino, scriverà un seguito su come è andata la sua vita. Probabilmente un modo per raccattare qualche spicciolo da spararsi in vena, oppure per pagare un biglietto ed entrare al Sound, locale chiuso ormai da mille anni. D’altra parte avrà anche lei il diritto di sfruttare il suo decadente mito popolare. Vera Felscherinow sta a non si sa cosa come Focus sta alla scienza.

Bambini che importunano animali, nella fattispecie somari

Oggi con mia grande gioia ho ricevuto un video bizzarro. Me l’ha inviato un amico tramite WhatsApp, che come molti sanno è una APP, che come molti sanno significa applicazione, che come molti sanno funziona in uno smartphone e potrei andare avanti all’infinito fino ad un insieme che raccolga il tutto conosciuto. Ma non lo farò.

Il filmato in questione suppongo provenga dal lontano Pakistan o India (a loro non piacerebbe questa vicinanza) o Medio Oriente, ma generalizziamo pure, seguiamo la moda del momento! Insomma, tornando a noi, anzi a loro, il filmato vede un ragazzo che fa sesso con un asino nella posizione più consona ad un essere umano che fa sesso con un asino. Quello col telefonino, mediante il quale fa il filmato, sbuca da dietro un angolo in mattoni sgarrupati (termine appreso leggendo “Io speriamo che me la cavo” ottomila anni fa”) e coglie questo ragazzino, bambino, nano, non si capisce bene, intento a fare il gesto più naturale del mondo, ma un pelo contro natura. Devo dire che non c’è violenza contro l’animale, che pare guardarsi intorno stupito quanto un essere umano mentre si fa un clisterino alla malva ed erbe amiche. Il ragazzino, chiamiamolo X, si accorge lentamente della presenza aliena armata di microcamera. Da un rapido sguardo verso il “cameraman” (e quindi noi, si!) e sembra poi tornare alla pratica che lo coinvolge in pieno. Passa mezzo secondo poi riguarda e forse si accorge del cellulare in mano allo spione e allora si desta e tira dentro i gioielli(ni) e se ne va. Prima un po’ confuso, forse un pelo in imbarazzo. Compie una mezza luna di percorso (forse citando la Mesopotamia come un ragazzo delle gang), senza probabilmente sapere nemmeno dove andare (vi dirò, pare non esserci un cazzo intorno per cui valga la pena darsi una meta, o forse ha bisogno di VoV per tirarsi su di morale e di fisico, il fatto dell’asino la dice lunga…) e poi si volta, si afferra i gioielli(ni) di famiglia con una mano e dice qualcosa al cameraman. Non si capisce, forse lo minaccia di usare i gioielli(ni) contro di lui, oppure ordina una pizza, cosa cambia, tanto lo ricorderemo per altro.