KINOBAR, il cinema-bar a Berlino

Per vedere film italiani a Berlino c’è da qualche tempo un opzione in più oltre ai festival e le proiezioni la domenica pomeriggio al Babylon. Se vi piace il buio in sala, la gente di fianco che  si emoziona, le risate qua e là tipiche di quella realtà che in molti amiamo, e se vi piace l’idea di bervi anche qualcosa di più complicato di una birra o di una bibita e magari vi stuzzica sorseggiare un vino di qualità, Kinobar è un progetto che sicuramente vi stuzzicherà altrettanto.

Cos’è KINOBAR? Kino significa cinema, mentre bar significa quello che già sapete. Sono una serie di proiezioni presso il bar Oblomov, situato nella frizzante realtà della zona denominata Kreuzkölln, a cavallo, come suggerisce il nome, dei quartier Kreuzberg e Neukölln. A due passi da Hermannplatz quindi facilmente raggiungibile. La rivista Taxidrivers , in collaborazione con Marta Pollano, Cecilia Pagani, Vincenzo Patané  e il bar suddetto, offrono ogni lunedì alle 20:30 un film italiano in lingua originale e sottotitolato in Inglese. Non i soliti classici, senza togliere nulla ai classici, propinatoci in tutte le salse, epoche, luoghi e incontri, ma una sguardo a quello che il cinema italiano può ancora dare. Vero infatti, è che nonostante un periodo di declino che ormai dura da più di vent’anni, il cinema italiano sa ancora sfornare delle vere e proprie perle, e Kinobar si impegna a scovarle e a presentarvele.

Per chi avesse a cuore le caratteristiche tecniche delle proiezioni, gradirà quanto segue: l’Oblomov dispone di una sala insonorizzata con un buon impianto audio e uno schermo ad hoc. Quindi niente rumori “da bar” durante le proiezioni.

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Le cose importanti, le cose davvero importanti nella vita

Che gli anni si succedano ormai non é più un mistero per nessuno. Sto leggendo un’intervista-analisi su un regista exploitation in auge negli anni ’70, il quale racconta come suo padre sia vissuto da felice possessore di una cartolina di Mickey Mouse autografata da Walt Disney in persona.  Cosa in realtà falsa, dato che l’autografo non era che una firma stampata. Si può vivere al meglio anche con delle piccole illusioni, certo. Come ogni anno Berlino a capodanno è esplosa. Per lo più i Turchi, ma non solo, impegnano molti soldi nel comprare petardi di ogni tipo, per lo più razzetti terra aria e piccole bombe, molte delle quali illegali, stile pallone di Maradona per intenderci.

Quelle continue esplosioni mi hanno incanalato in una corrente di pensiero del tutto personale che mi ha trascinato, tra turbini e risucchi, in una presa di coscienza alimentare che riguarda molti aspetti. Da quello basilare del gusto comunemente (vedi occidentalmente) inteso, a quello della distribuzione di massa, consumismo infestante che culla tutti, nessuno escluso, dall’alba della nostra coscienza. Si parla di cioccolatini, dei famosi Ferrero Rocher e delle praline Lindt Lindor. In un pomeriggio piuttosto umido e con una temperatura esterna (fuori dalla finestra) superiore di molto alla media stagionale degli anni scorsi e di quelli precedenti, ho portato alla mia bocca un Ferrero Rocher. L’ho degustato fratturando il croccante biscotto al suo interno e lasciando che il cioccolato di diverse densità si insinuasse sul mio palato rendendolo giocoso. Dopodiché ho scartato un Lindor con fare quasi di sfida, e l’ho avvicinato alla mia bocca per poi mangiarlo. Ebbene, il sapore risultava alterato da quello precedente della pralina Ferrero. Ho scoperto dunque che loro sono nemici. Si sabotano l’un l’altro. Io lo so. Ho provato a fare l’operazione di degustazione inversa e succede lo stesso. Con altre sfumature di gusto, ma le due praline si sabotano a vicenda. Riflettete. Riflettete prima che sia troppo tardi.

Nel frattempo un ondata di Blitzeis (ghiaccio improvviso, pellicola di ghiaccio che si verifica quando improvvisamente arriva il freddo e pioveva poco prima) ha reso Berlino una lastra di ghiaccio, orizzontalmente e verticalmente, rompendo braccia, spaccando teste, rendendo le biciclette delle trappole di morte. Era solo l’antipasto, dopodiché è arrivata la neve. In ritardo, ma è arrivata. Ora si ragiona in altro modo.