10 minuti di terrore animale nella metropolitana di Berlino

Ieri, andando al corso di Tedesco per migliorare il mio Tedesco, seduto su una poltroncina di un vagone della linea 1, la U1, una delle linee più affascinanti di Berlino per fenomenologia sociale e per il semplice panorama da vagone che offre, succede quanto segue.

Piuttosto affollato causa un ritardo di origine ignota, un po’ come le meteore nei B-movie anni ’50, il vagone, oscillando sui binari a mio avviso pericolosamente, mi offre senza preavviso un sunto di socio-follia davvero prezioso.

Ad una delle fermate entra un uomo con la faccia smunta, corporatura robusta, ma faccia smunta, guance scavate, il tutto in piena linea con la sintomatologia dell’abuso di eroina. Il tizio si siede al mio fianco e inizia a emanare un fiato non indifferente di birra rancida. Non contento inizia a sistemare i propri documenti, o forse quelli di qualcun altro, e lo fa alzandosi più volte e piantandomi il fondoschiena in faccia. Memore del mendicante che ama defecarsi addosso e che puzza come un carro di bestiame scaduto (sempre i carri di bestiame possano scadere), il quale si verifica nella stessa linea, sono colto dal terrore più limpido e gelido, come una giornata invernale di sole. L’uomo non puzza di feci, quindi sono contento per lui e anche per me.

Davanti a me c’è un signore di mezza età che legge il giornale. Sembra piuttosto assorto nella lettura. Entra improvvisamente una ragazzina affetta dalla sindrome di down mista a nanismo e probabile anoressia, insomma di tutto, e calpesta con estrema violenza (nonostante il peso limitato) il piede del signore. Il signore, probabilmente affetto da unghia incarnita cronica, inizia a ululare e lamentarsi. Sferra una sguardo alla ragazzina, vede il disagio negli occhi di lei e non solo, e si limita a sorriderle tra le pene dell’inferno. La ragazzina lo abbraccia in una tenera pantomima, dice che le dispiace (un dolce tut mir leid), e la cosa è commovente perché lei è sicuramente sincera. L’uomo inizia a piangere e io mi dico: “o… mio… dio”. La ragazzina accarezza la schiena dell’uomo e ride, poi estrae dalla sua borsetta variopinta una bottiglia di coca cola. Io penso che se beve un sorso di coca cola muore. Così di colpo, sciolta dall’acido “cocalorifero”. Ma il caso la salva. Non è capace di aprire la bottiglia, e non perché sia difficile da svitare. Anzi si. L’assistente sociale-accompagnatore (fino a pochi istanti prima nascosto tra i comuni passeggeri) le spiega a gesti e con parole sussurrate sotto voce (le famose grida silenziose o urla nel silenzio), che verso destra si chiude e verso sinistra si apre. La ragazzina è confusa e preferisce non bere. A volte è meglio rinunciare che farla fuori dal vaso.

Nel frattempo il tossico al mio fianco si addormenta appoggiando la testa sulla mia spalla, una scenetta romantico decadente che ricorda un film del filone rape & revenge. Penso che dovrebbe vomitarmi addosso, la cosa chiuderebbe il sipario. Invece non lo fa e il viaggio continua.

Annunci

Razzi pezzenti col gel e dittatori assassinati

Al giorno d’oggi tutti i paesi si sentono ricchi e si sentono in dovere di dire qualcosa. C’è chi lo fa con guerre mascherate, c’é chi lo fa andando nello spazio. L’India, nuova potenza economica in crescita che vanta un numero di persone sotto la soglia di povertà ineguagliato e probabilmente ineguagliabile (si parla di centinaia di milioni di persone che non possono mangiare a sufficienza, non che non possono permettersi il cellulare), oltre che un numero incalcolabile di camerieri col gel sui capelli, ha deciso di andare su Marte. Missione spaziale di pura auto affermazione che appena letto la notizia, prima ho immaginato i cari B-movie degli anni ’50, poi ho immaginato un razzo a curry-propulsione con un equipaggio di servilissimi camerieri indiani.

Che abbiano scoperto una riserva nascosta di curry su Marte? Già miscelato?Insomma, oltre a fare film di merda indifendibili, ora se ne vanno su Marte. Gheddafi, invece, il cattivissimo dittatore che però non faceva mancar il cibo a nessuno, e dico a nessuno perché ho visto coi miei occhi e non l’ho letto, lo hanno assassinato come un cane per controllare (rubare) meglio le risorse. Per chi non lo sapesse la Libia è ora nel caos, e vivere lì è diventato un incubo. Ora non c’è il problema che non si può manifestare contro il dittatore, ora c’è il problema di andare al supermercato senza saltare per aria. Non l’ho letto, ma ho parlato con persone che lì ci vivono da anni.