Venti affilati

A Berlino a volte c’è vento, quando è caldo stordisce e ipnotizza, distoglie. Quando invece soffia freddo, che lo si immagina aver attraversato la steppa intera per caricarsi di gelo, arriva diretto a svegliarti, a renderti partecipe di quella festa di ghiaccio che lui amplifica, salariato dall’inverno. Il vento uccide, quando incontra un piccolo focolaio, una fiamma tenue, poco più di un fuoco fatuo, ha il potere e l’arguzia di metterla in contatto con altre superfici a lei attigue, ma prima di far crescere la fiamma controlla attentamente che possano andare d’accordo. E’ furbo, fa finta di poter spegnere il fuoco come fosse un compleanno e tutti battessero le mani, ma in realtà lui soffia per conquistare. Nemico della pettinatura, del gel, della lacca, delle gonne, delle camicie e giacche aperte, nemico della corsa a piedi, in bici, dei motociclisti, delle roulotte, nemico giurato degli ombrelli, dei cappelli e delle sigarette e simili. Soffia, forse è annoiato e allora deve infastidire anche gli altri. Un colpo di vento è come un colpo di follia, può far premere il grilletto a un rapinatore mentre sta lavorando e fargli esplodere dei pallettoni in piombo contro il viso urlante di una commessa. Lei non si interessa ai soldi della banca, le banche sono assicurate. Il vento sarebbe causa di un omicidio, amplificherebbe di molti i rischi. Per quello usano dei cutter negli ultimi anni, non perché non siano armi da fuoco, ma perché fendono alla perfezione il vento. Se è al chiuso? Non importa, il vento sa impadronirsi dei condotti dell’aria, il vento è furbo.

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Luoghi comunicanti del freddo inverno

L’inverno si avvicina come un animale curioso, che vinta la timidezza ti salta addosso come un amante stanco di aspettare. Potete sostituire inverno con inferno. Ognuno faccia come meglio crede. L’inverno mi ricorda i topolini del giardino del palazzo in cui abito. I topolini, non i ratti, quelli grigi e morbidi, più tondi che altro, che si muovono di notte per tutta Berlino. Se volete farne una scorpacciata visiva andate ai confini del Tiergarten, di fronte al Reichstag, ne vedrete a migliaia. Io fuori dalla finestra metto un sottovaso verde in plastica opportunamente riempito di sementi, lo appiccico con un pezzo di scotch doppiato alla meglio, in modo che i passeri, mentre si abbuffano, non lo facciano cadere nel tappeto d’edera che abbiamo come giardino. Di notte, quando il sole se ne scappa via e lascia un cielo di un bluastro nordico entusiasmante, prima di lasciar spazio alla notte, gli uccellini vanno a dormire. Arrivano poi dei simpatici topi, che salgono sul davanzale della finestra arrampicandosi veloci su per l’edera. Non sono mai da soli, di solito si muovono in famiglia. Uno un po’ più grande, che suppongo sia il padre, uno di media grandezza, che suppongo sia la madre, e due piccoli che suppongo siano i bambini. A volte ce n’è un terzo, che credo sia il cugino in visita dal Brandeburgo. Un topolino di campagna che visita la città. I topolini, quando la prima volta ho scostato la tenda per guardarli, sono scappati tutti. Dopo 10 minuti ho di nuovo guardato, e non avevano paura. Mi guardavano. Credo me li troverò presto a letto. Non ho paura dei topi e non ho intenzione per ora, di acquistare elefanti in modo che saltando sul parquet mi avvisino della loro presenza.

Numero 12144

Bevendo da un bicchiere di quelli grandi, da mezzo litro circa, prodotto per conto dell’Ikea in Turchia, pensavo al collegamento tra l’uomo e l’oggetto. L’infondere parti di vita vissuta o vivente a oggetti inanimati. Tutto questo mi ha portato a riflettere sul fatto che quel bicchiere sia stato maneggiato sia da chi lo ha creato, ossia dentro la fabbrica in Turchia che produce questi bicchieri, sia da coloro che lavorano nell’insidioso mondo della grossa distribuzione. Ogni volta che bevo qualcosa in quel bicchiere, e per lo più è acqua del rubinetto, penso a ciò. A cosa stia facendo chi lo ha toccato per primo una volta creato. Immagino un uomo vecchio che si tatua sul polso il numero dell’ultimo bicchiere che ha maneggiato, prima di andare in pensione e poi essere investito da un autobus la mattina dopo, la prima mattina di libertà dopo anni di catena di montaggio. L’uomo non muore, ma finisce in ospedale e poi a casa, immobile per qualche mese, il bacino fracassato e il caldo tenuto fuori solo da una finestra chiusa. Arriva un suo vecchio amico che non aveva più frequentato perché così gli avevano consigliato tutti. L’amico gli porta dell’oppio, lui non sa nemmeno cosa sia. L’altro glielo fa fumare promettendogli che il dolore all’anca sarebbe sfumato via. Lui prova ed è vero. Si fa dare dell’oppio e poi inizia a comprarlo e non gli importa più di niente. Lo fuma, lo mangia, e il dolore se ne va, ma poi torna con una puntualità che sarebbe piaciuta al suo vecchio capo. Si accorge dopo qualche tempo che il dolere doveva essersi estinto, invece c’è ancora, e torna puntuale passato l’effetto dell’oppio. Inizia a dimagrire sempre di più. Mangia meno, beve meno, sua moglie gli urla e a lui la cosa diverte, vede i figli per casa e ride quando si ricorda di chi siano. I giorni passano e non ha più voglia nemmeno di muoversi. La pensione arriva, bassa, ma anche l’oppio. Si guarda il numero, lo legge, sorride. Chiude gli occhi ed è felice.

Non è la fine del mondo…

… il fatto della crisi già sedimentata e non più incombente. Proprio perché è già sedimentata. diventa un punto di partenza, una pausa con riflessione e un motivo in più per andare avanti, o indietro. Direi più che altro indietro. Gli aspetti positivi della crisi in Italia, crisi politica soprattutto, credo siano stati l’aprire gli occhi ai più ingenui su cosa siano realmente i media. Parlo di giornali e televisioni. Di come siano pilotati ad hoc, cosa che è sempre stata, ma negli ultimi mesi non fanno nemmeno finta. Un problema ben più grave credo invece siano i Piranha. Non da soli, presi così sono dei pesciolini coi denti affilati e basta non fare il bagno dove nuotano loro. altrimenti ti mangiano, è semplice. Il problema è la radioattività sempre più incombente che scaturisce da quel catorcio di centrale nucleare a Fukushima. Le ultime 300 tonnellate di acqua altamente radioattiva probabilmente, per vie traverse, arriveranno in acque dominate dai piranha. Io mi chiedo: e se spuntassero le ali ai piranha? Che succederebbe? Hanno già fatto un film a riguardo, e come si sa, i film anticipano sempre la verità. Meglio non pensarci.

L’altro giorno nella metropolitana sento una coppia di italiani parlare della crisi, e di come i Tedeschi siano previdenti e corrano già ai ripari nonostante la loro economia funzioni. Commentavano la pubblicità “Der Hausweg aus der Krise”, che significa si “via di uscita dalla crisi”, ma la pubblicità parla della depressione. Cosa molto diffusa a Berlino a causa, per la maggiore, di un cielo plumbeo per molti mesi l’anno. Un’atmosfera grigia e bigia che tenta di entrarti dentro e inocularti un mal di vivere che ti mangia dall’interno. Un po’ come i piranha radioattivi di cui sopra. Ma la depressione è un piranha che anestetizza mentre “lavora”. Madonna, la cantante, è sbarcata da poco a Roma e sembra avere qualcosa in comune con la serie Breaking Bad. Anche lei sa dei piranha.

Lo Hobbit rapito e rinchiuso in cantina

 

Questo fatto è successo davvero. Se quello narrato precedentemente viene da una fonte non diretta, questo viene da una fonte diretta, quindi certa. Tutto ciò è accaduto in Trentino Alto Adige. Di più non dirò riguardo a nomi e luoghi esatti.

Si tratta sempre di un figlio di un dio minore, per citare un film strappalacrime e gonfia zebedei degli anni’80. Anzi, non c’entra nulla, quelli erano muti, questo in oggetto, è down.

Si parla di un ragazzino, un teenager down abbastanza sveglio, uno di quelli un po’ più esuberanti rispetto ai loro simili. Insomma, uno di quelli che spicca nel gruppo di ragazzi con la sindrome di down. Per favore, ci tengo a puntualizzare che non si scrive sindrome di dAwn, come purtroppo ho letto, non sono vampiri…

Il ragazzo in questione era è anche un nerd oltre che down. Le due cose non sempre coincidono, è bene specificarlo. Amava e ama ancora il Signore degli Anelli e tutto ciò che lo circonda, ovviamente nell’accezione post film di Peter Jackson. Questo ragazzino un bel giorno va in cucina, dove la madre sbrigava le faccende domestiche e, tutto sghignazzante, annuncia di aver catturato uno hobbit e di averlo rinchiuso in cantina.

-Mamma vieni a vedere, vieni a vederlo, é in cantina!-

La madre prendeva tempo, mica ci credeva che ci fosse un coso mitologico o come si diceva dentro la sua cantina. Mica aveva pensato di venderlo, mica niente.

Il ragazzo insiste per ore, alla fine la madre, per farlo contento e per finirla con quella pantomima a cui era sottoposta, decide di seguire il figlio down, e nerd, fino in cantina.

Quando il figlio apre la porta della cantina, la madre urla spaventata.

In cantina c’era rinchiuso si un essere piccolo, ma non era uno hobbit, bensì un nano di un circo che in quei giorni era in paese, e mandato dal padrone del circo, volantinava l’evento per le case. Se io mi fossi trovato un nano in cantina credo che lo avrei tenuto.

Il mistero del ragazzo bagnato (una storia vera)

Questa storia, vera e divertente, arriva direttamente da un ragazzo che di lavoro assiste ragazzi invalidi, per la precisione dei down. Come spesso accade hanno portato i ragazzi affetti da sindrome di down allo zoo di Berlino. Tutti passeggiavano, si divertivano, salutavano gli animali ecc… Due di loro, ragazzo e ragazza, non si trovavano più. Cerca di qua, cerca di là… niente… so che state già pensando al sesso, consci del fatto che i down hanno una sessualità prorompente, ma non c’entra il sesso. Almeno questa volta. Come dicevo, non li trovavano, poi ad un tratto sono apparsi. Lei sorridente, lui anche, ma bagnato dalla testa ai piedi, inzuppato come se lo avessero gettato in una vasca. Alle domande degli accompagnatori non arrivavano risposte. Una volta sulla via del ritorno, in pulmino, l’educatore si avvicina ai due e chiede di sapere la verità. Che gliela dovevano dire. La pretende insomma. Tra una risata e l’altra gli porgono lo zaino, il ragazzo lo apre e vi trova dentro un pinguino. Avevano rapito un pinguino, di quelli piccoli, originari del Sudafrica. Il ragazzo si era inzuppato entrando nelle loro vasche.

La Maratona di Berlino corre e altro.

Negli ultimi 15 giorni, nell’arco di 48 ore, dedico il 2% del tempo alla corsa. Il 29 settembre parteciperò alla 40a Maratona di Berlino. La prima maratona a Berlino fu nel 1964, a cui parteciparono 700 atleti. Divenne però popolare, aperta a libere iscrizioni, dal 1974. Vi era il muro e si correva nel bosco di Grünewald, zona a sud ovest di Berlino, sobborgo residenziale con molto verde. La maratona consisteva in due giri del Grünewald, appunto. Ora ovviamente non è più così. La maratona si svolge per la città, cosa positiva e per nulla noiosa. Non vi è un tracciato rettilineo dalla periferia fino al centro. Nulla di tutto questo.

Dopo aver fatto una maratona, almeno non si sia dei super atleti che hanno deciso di prendersela con calma, si è mediamente un po’ stanchini. A Londra, nel 2007, vidi come molti maratoneti riempivano i pub dopo la corsa, destreggiandosi tra pinte e piatti (non) tipici ad alto contenuto di grassi. Non vi dico l’odore nei pub, ma lo scrivo: sudore – birra – sudore – cibo grasso – sudore – birra – sudore – sudore – sudore. Io credo tornerò a casa, mi farò una doccia bollente, dormirò un paio d’ore chiedendo si essere controllato (tipo che il cuore non si farmi durante il sonno) e poi, conscio e sicuro di aver prenotato, mi recherò ad un buffet cino giapponese, a strafogarmi di cibo rischiando il sopraggiungere della grande mietitrice.

Onomautopia dei doveri

Il tempo atmosferico aveva un compito, quello di desistere dal caldo. Probabilmente ci si era abituato, aveva ricevuto dei favori in cambio, discorsi con oggetti poco puliti. Tant’è. Finalmente il caldo sembra, sottolineo sembra, essersene andato. Rimarrà dentro i vagoni della metropolitana, come un respiro che attende di essere espirato. Il caldo sta morendo, e nessuno lo piange. Presto Berlino assumerà le sue sembianze atmosferiche naturali, il grigiore che la caratterizza, un grigiore che potrebbe nascondere una nuova rivoluzione industriale vecchio stile, dove l’inquinamento se ne frega di trattati con nomi giapponesi e dove anche i bambini sono fortunati e possono lavorare 12 ore al giorno strisciando come esseri vermiformi dentro pericolosi ingranaggi. Tornerebbe anche di moda la famiglia patriarcale, o matriarcale, poco cambia. Potrebbero abolire i sussidi di vario genere a fronte di flotte di minorenni ingaggiati per lavori di fatica. I genitori opportunamente ingrassati seduti su divani sfondati e di dubbia pulizia, immersi come nella melassa in trasmissioni televisive di improbabile decenza, quiz show psichedelici, trampolini per mentecatti pronti a tutto. I bambini che tornano a casa la sera, stanchi, unti, che bestemmiano per avere veloci la loro tazza di latte corretto con liquore, per alleviare il domandarsi continuamente perché. E’ possibile che tutto ciò possa esistere? Un po’ come fanno i mendicanti che ogni giorno lo confondono con la notte e ripetono le stesse gesta all’infinito finché il cuore impietosito non smette loro di battere. Il freddo si sta preparando, la neve anche. Non pensiate che il brutto tempo sia sempre brutto. Quando nevica, che il cielo è di un bianco abbagliante, le nuvole leggermente grigie che viaggiano basse, le temperature non così rigide, quasi ovattate… è molto bello, ma questo lo sapete già.

L’odore della strada genera piaceri

Berlino ha pregi e ha anche dei difetti, certamente. Come tutte le cose, anche le città hanno i loro pregi e i loro difetti. Non parlo di trasporto pubblico, di logistica, di lavoro, di disoccupazione, del cibo e della ricchezza, di quello se ne parla eccome, perfino troppo. E’ normale, fa tutto parte del tornaconto e della sopravvivenza.

Uno dei pregi di Berlino è senza dubbio l’essere stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, quasi rasa al suolo, la qual cosa ha fatto sì che tutto diventasse vergine, che avesse la possibilità di rinascere, a volte quasi casualmente o per eventi superiori, come il muro. C’è da dire che è il centro dell’Europa, cosa molto importante, come il fatto che sia e sia stata un’economia importante.

La fantasia a Berlino viene evocata perché mancano riferimenti, non si sente il passato, non si respira la storia, non si respira che il presente e il suo statico movimento. Berlino è stimolante e rilassante. Berlino non si confronta e rende i giorni lenti, riflessivi, oppure crea mostri velocissimi. Non scriverò la frase/citazione ormai banale della capitale in continua evoluzione. Se il passato è stato cancellato vi è terreno più fertile, almeno dal punto di vista delle percezioni. L’evoluzione non è mai movimento, ma una cosa incontrollabile e inarrestabile. Un dato di fatto già dato, una sorta di assioma.

Questo è un pregio per alcuni, per quasi tutti, ma a volte si sente la nostalgia di un retrogusto storico, delle strade che odorano di antichità (non è sempre muffa), di storia, di eterno. La sensazione nelle città più storiche è quella dell’eternità e della saggezza nascosta. Le città con una storia palpabile deludono molto più facilmente perché non sono mai all’altezza del loro passato. Il vero passato, perché anche a Berlino si lamentano del passato, ma lo fanno solo per cose futili, come i prezzi e la tipologia di locali e party. Si stava meglio quando si stava peggio è ormai un assioma. Berlino può essere effervescente da un certo punto di vista, poco “profonda” dall’altro. Berlino può essere argilla da modellare interiormente, ma da un lato può essere piatta e inconcludente proprio per queste ragioni. Berlino da molto ma in realtà non da nulla, rischia di far scivolare nella banalità e ha una forza non indifferente in tal senso. Berlino rende il respiro culturale libero, e affina sensazioni e giudizi. Berlino è libera e si lascia respirare senza prima presentare il menù. Crea opinioni e rende tutti opinionisti dando vita a un sottobosco di affascinanti cazzate su cui si reggono tradizioni inesistenti. Berlino non si muove, sono le persone a muoversi, Berlino è piantata a terra da un chiodo gigante, con una palla in cima.

Troppo caldo a Berlino nuda

A Berlino il caldo impera ancora, da parecchi giorni, almeno una ventina. dopo un inverno freddo e lungo, con variazioni tra il grigio plumbeo e il grigio plumbeo scuro, l’avvento del sole si accoglie con disponibilità religiosa. Ci si gusta il sole e i suoi raggi, Si sta bene con se stessi e tante belle cose. L’unico accorgimento è non guardarlo direttamente ad occhio nudo, e nemmeno usando delle bottiglie di vino inclinate come filtri. Pare faccia male. Il sole, non il vino. Ora è troppo tempo che fa caldo, e non pensiate che nonostante Berlino sia più a nord di Londra e molto a nord in generale, se escludiamo i paesi scandinavi e il Polo Nord, sia per questo sempre fresca. Assolutamente no. La prima volta che venni a Berlino correva l’anno 2009. Vi erano 34 gradi. Io volevo scappare dal caldo del nord Italia, nemmeno uno dei peggiori, e cascai dalla padella alla brace. Anche quest’anno l’estate si fa sentire, e i 34-33-32, ma anche 30 gradi, a Berlino, sono insopportabili. Personalmente non ne posso più e spero arrivi il freddo, o per lo meno il meno caldo. Non solo io sono infastidito. I berlinesi stessi stanno impazzendo. La foto in alto dimostra un metodo per prendere refrigerio nei trasporti pubblici. Quella fermata si trova nella temibile linea 1, bella quanto volete, ma viaggiando per metà all’aperto, sotto il sole cocente e maleducato, si raggiungono temperature tipo serra. Il sudore scivola lungo il corpo e si ha voglia di uccidere. La voglia di compiere un omicidio è la prima sensazione che si prova dopo un tempo pari a 3 minuti. Dimenticavo. La foto di cui sopra è stata scattata, non dal sottoscritto, pochi giorni fa. E con una speranza chiudo. Per i prossimo giorni è previsto un abbassamento della temperatura. Speriamo sia così.