TOKYO-BERLINO

Il freddo che arriva dal polo nord porta i polaretti, che sono dei gelati che cantano una bella canzone alla televisione. In Italia la terra trema, non credo che abbia paura, ma trema lo stesso, Forse ha freddo, fatto sta che crea dei disagi non indifferenti. Uccide in qualche caso. La soluzione migliore sarebbe quella di diventare tutti Giapponesi. Vi racconterò un aneddoto. L’anno scorso ho avuto occasione di insegnare in una classe frequentata da Tedeschi che imparavano la lingua italiana. Erano quasi tutti giovani studenti universitari, tranne uno studente che era un pensionato. Si chiama Willy e una volta, in occasione del problema con la centrale nucleare in Giappone, disse: “magari i Tedeschi fossero così precisi e ordinati come i Giapponesi”. Un po’ quello che pensano gli Italiani dei Tedeschi, o per lo meno alcuni italiani.
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IL CARNEVALE DELLE CULTURE aka Karneval der Kulturen

Si svolge a Berlino, a Kreuzberg, l’ultimo fine settimana di MAGGIO, in genere. C’è una gran confusione, vi sono stand per mangiare da tutto il mondo, e soprattutto stand per bere. Dal Sud America mojito in tutte le sue forme e varianti, dalla Russia vodka, vodka con caviale, col cetriolo, insomma VODKA. Dalla Germania birra, strano eh… Insomma c’è da divertirsi, un po’ di foto, ah dimenticavo, notare la tipica Crepe francese peruviana
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RIFLESSIONI FILOILLOGICHE SUL SENSO DEL VIVER BENE

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Per avere un futuro con la F maiuscola, inteso come il buon vivere che tutti si augurano uno con l’altro nelle reti di parentela e amicizia, ci sono dei passaggi obbligati.
Anzi, ce n’è solo uno, l’impegnarsi nel costruire delle solide fondamenta. E’ un passaggio obbligato, proprio come la bocca per il vomito, anche se di solido ha molto poco. Poi dipende spesso da quanto uno mastica. Se vomitate gli spaghetti e non gli avete masticati a dovere (consiglio una clessidra tarata su un tempo utile), vomiterete gli spaghetti, che intaccati dai succhi gastrici e adorni di ogni cosa all’interno del vostro stomaco, sembreranno degli orribili vermi grassetti. Polvere eri e polvere ritornerai consiglia la chiesa, ma la cremazione in origine non era molto ben vista, ora anche i ferventi cattolici hanno questa possibilità, o meglio, non verranno additati per ciò. L’evoluzione della polvere.
I vermi grassetti o magri, o magari frequentatori di una qualche palestra pre-periodo estivo, loro si che odiano il motto polvere eri e polvere ritornerai.
Sono carini i vermi, potrei affezionarmi, poi farei esplicita richiesta di essere sepolto in condizioni areate, in modo da creare un banchetto di larve e vermicelli, un after senza remore.
Ma parliamo di cose allegre, ieri stavo parlando con Kathrin di CRONACA VERA, rivista italiana, l’unica a mio dire e non solo, che valga la pena leggere in Italia. Non è una critica, né una minaccia, ma una promessa.
Insomma, ricordavo di quei due cugini italiani che avevano inscenato una truffa per l’assicurazione.
Hanno fatto così:
-Uno dei cugini ha stipulato l’assicurazione sulla vita ed evidentemente sugli incidenti.
-Ha comprato una sega a motore bella grossa e bella potente, quasi fosse un surrogato alla sua probabile scarsa carica sessuale.
-E’ tornato a casa e ha tagliato via la gamba al cugino, che era d’accordo, non pensiate.
-Il cugino si è dissanguato ed è morto, la sega ha rimbalzato con la lama sul ventre e l’ha squartato.

Ora sapete come truffare le assicurazioni.
Sono bei ricordi, ricordi che ti fanno sentire a casa e che ti fanno capire come il mondo sia divertente anche perché ci sono le assicurazioni e soprattutto le seghe a motore.

Don’t eat the pigs, eat the Dürüm

Io ho iniziato a non mangiare maiale qualche tempo fa, il motivo è profondamente filosofico: mi fanno pena i maiali.
Trovo che il maiale, o porco che suona così carino, sia un animale adorabile.
Ieri avevo fame ed era tardi, non avevo voglia di cucinare ed ero a Kreuzberg. Ho deciso così di prendere un Dürüm da TOROS. TOROS è un chiosco a Moritzplatz, A Kreuzberg appunto.
Lì da TOROS, fanno solo il Dürüm, che è semplicemente un kebab dentro la “piadina”, chiamiamola così per capirci.
La signora di TOROS mi ha chiesto se lo volevo piccante. Io le ho detto sì perché mi piace il cibo piccante.
La signora a metà preparazione mi ha chiesto se volevo anche i piccoli peperoncini che aveva dentro una terrina. Io le ho detto che si, che mi piace il piccante. Ne ha infilati dentro un bel po’.
Alla fine ho pagato, 2,90 euro in pieno Berlin style, e mi sono avviato alla fermata dell’M29, che non è un missile con testate nucleari ma semplicemente l’autobus a due piani (si come a Londra) che mi avrebbe riportato a casa.
Il Dürüm era buonissimo ma anche piccantissimo, la prossima volta lo prenderà lo stesso piccante, ma se non siete davvero abituati al piccante non dite di si quando la signora o il signore vi propongono “piccante”. Sono entrato in autobus piangendo ma felice culinariamente.
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FOTO DEL CHIOSCO IN QUESTIONE, CHE CONSIGLIO!

La casa caduta libera

Come potete vedere dall’immagine sottostante, nel senso da me creata e schiava della mia persona, in quel grande palazzo DDR style, sito in KARL-MARX-ALLEE, tra Mitte e Friedrichshain, a Berlino, vi è una rete.
Una grande rete che sembra preservare dalla caduta.
L’importante non è la caduta ma…, la fine di questa frase la conosce chiunque abbia visto LA HAINE aka L’ODIO.
Ma tornando alla rete, fissata al palazzo con viti di acciaio e di conformazione plastica, mi sono chiesto all’istante cosa potesse servire. In cervello mi forniva informazioni e possibilità a briglia sciolta, faceva dell’umorismo, guizzi mentali spumeggianti quasi fossi affetto dalla sindrome di Tourette.
Immaginai suicidi, collegai la zona ai tempi andati, quando vi era il muro. La via simbolo della DDR, dove tutto era sotto controllo. Forse la gente si lanciava, erano troppi a lanciarsi.
No, la struttura della rete è nuova. Ma mi piaceva pensarlo, molto.
Poteva essere per i vasi di fiori? Coltivatori di fiori sbadati al punto?
Oppure vivevano famiglie di circensi che non riuscivano a non unire vita e lavoro?
In realtà il palazzo è piastrellato esternamente e le piastrelle cadono. Forse per il tempo o una cattiva costruzione, fatto sta che cadono. Alcune mancano perché sono cadute.
La protezione serve ad evitare che le piastrelle cadano in testa alla gente. Sicuramente costa meno la rete che cambiare tutte le piastrelle. E cambiare le teste ad ogni incidente? Ma è brutto direte voi. Invece no, l’architettura di quella zona è agghiacciante anche se ha un suo fascino, non solo storico.

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L’UOMO NUDO NELLA S-BAHN E LA PUNKABBESTIA MALTRATTATA

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Degno di un’opera di Buñuel la scenetta prolungata capitata nella S-BAHN a Berlino nella giornata di ieri.
Nel vagone, uno dei tanti e delle tante ore, più o meno dalle parti di Ostkreuz, entra ad un tratto un uomo completamente nudo con le sole mani a nascondergli le vergogne, più o meno due prugne e una banana. Al di là della metafora Caravaggiesca, il ragazzo non era solo, ma in compagnia di una coppia di punkabbestia. Una lei e un lui. Lui con la faccia da babbeo, lei no, e poi capirete perché.
Ad un tratto una persona del vagone inizia a protestare per la nudità dell’uomo, alchè la ragazza punkabbestia inizia a inveirgli contro. Un uomo gigantesco vestito di un elegantissima canottiera bianca, con un collo taurino e due braccia stile quarto di bue, due in questo caso, le si avvicina.
La guarda e le afferra entrambe le mani e gliele tiene premute dietro la schiena. In poche parole la “incapretta” con una mano sola e stringendo le provoca del dolore fisico, fino a farla piangere e poi urlare.
Nel frattempo l’uomo nudo continua ad essere nudo e si fa gli affari suoi. I ragazzo punkabbestia della ragazza incaprettata dall’energumeno tenta di dissuadere l’omone con parole sensate e senza troppa convinzione. Alla fermata successiva l’omone, geniale, stringe le mani della ragazza fino a farla urlare di dolore e mentre si chiudono le porta la getta fuori come un cartoccio di latte andato a male. Quella rimane fuori seguita dal ragazzo che questa volta prova a calmarla mentre lei prende ad anfibiate la S-BAHN con una rabbia folle. L’uomo nudo, sceso anch’esso, nel frattempo si è disteso
al suolo.
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Mai contento

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Lo dicono spesso i genitori ai figli. Chissà se lo ha detto anche quella mamma al figlioletto, dopo avergli detto di non avere i soldi per pagargli la gita scolastica e prima di squarciarsi le vene dei polsi. Era senza lavoro. Non è questione di crisi, è che in italia il tuo stato ti lascia crepare. Punto.

La puntualità dei mezzi di trasporto abbassa la soglia della pazienza in caso di ritardo. Ora, personalmente mal sopporto aspettare 3 minuti. Sono temporalmente viziato.

30

La via di mezzo climatica non c’è, o forse è passata di moda da chissà quanto. La gente si denuda per il caldo, il sole è rovente, un po’ di più oltre le aspettative, quanto basta per desiderarne di meno. È vero, dopo un inverno a Berlino o comunque in una zona nordica, si desidera il sole, l’estate, il non avere freddo. Ora Africa è in vacanza qui. A Padova e nel nord Italia ieri c’erano 13 gradi. Contemporaneamente a Berlino ce n’erano 30.
Tutto ciò è a discapito dell’odore nei mezzi di trasporto, in particolare dei trenini di superficie che sanno di muflone appassito con sentori di cadavere non fresco di giornata.
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IL MORTO CHE SAPEVA L’ORA

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Oggi esco dalla U-Bahn e spunto in città, come al solito, e vedo come al solito, i soliti alcolizzati accatastati al suolo vicino alle scale. Uno di loro, vestito in vestito, oltre ad essere del tutto simile ad un morto, data l’ enormità dei vestiti presi chissà dove, era in posizione fetale, al suolo, riverso, apparentemente esanime. Una donna si ferma e guardando l’orologio gli tasta il polso, mentre gli altri ubriachi la deridono biascicando parole corrotte.
La scena era surreale con pennellate di grottesco e io adoro questi due caratteristiche. Penso di chiedere l’ora alla signora, visto che l’aveva a portata di mano.
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INVOLTINI PRIMAVERILI

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Sembra una pratica sessuale, in realtà è un semplice piatto che ognuno conosce.
Una volta sentii parlare male dell’invasione, o presunta tale, dei cinesi in Italia. Chi si lamentava lo faceva in ristorante e il ristorante era cinese. Forse era una tecnica per combattere l’invasione cinese. Si saranno detti, mangiamo tutto quello che hanno, poi se finiscono il cibo chiamiamo i giornali e li facciamo chiudere. Aforismi da buffet.
Prima ho mangiato dal cinese vicino casa, ogni volta che mi vede mi aumenta le porzioni, probabilmente vuole farmi morire. In realtà è un po’ colpa mia, gli dico sempre che i suoi piatti sono squisiti.
Ormai mi considera come il figlio che non ha mai ucciso.
Se dovessi smettere di mangiare lì dovrei simulare un mio funerale, in pompa magna, come i matrimoni turchi, suonando il clacson e salutando le persone dalle auto.
Probabilmente poi tenterebbe di trafugare la mia salma e non troverebbe nulla… E’ un circolo vizioso. Forse è meglio che mi faccia scolpire un modello del mio corpo in tofu.
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