David Bowie e Berlino

Image Hosted by ImageShack.us
Forse non tutti sanno che…
David Bowie tanti anni fa viveva a Berlino, in un appartamento vicino a dove vivo io ora. L’indirizzo di dove abitava Bowie era Hauptstrasse 155. In quell’appartamento viveva assieme a Iggy Pop.
C’è anche un film che si ispira alla loro convivenza e al loro rapporto. Si tratta di Velvet Goldmine. Un film bellissimo dall’altrettanto bellissima colonna sonora. Non è ufficiale i ispiri alle due star, ma è ovvio.
Image Hosted by ImageShack.us

Annunci

TERGESTE sei così lontana ma così bella TRIESTE

Image Hosted by ImageShack.us
Domani, oggi quando leggerete questo post, sarò a Trieste. In giornata, toccata e fuga, a mangiare un po’ di pesce, assaporare la città e le sue peculiarità di sempre. Città particolare, molto, e affascinante. Odiata o amata, difficile da conquistare, a tratti scorbutica, immaginaria, sognante e rilassata. Trieste ha con Venezia in comune una cosa fondamentale, la sua unicità.
L’aria limpida, il vento prepotente, la pace estiva e il caldo che non diventa mai invadente. Non ci sono le zanzare, ci sono le salite e ogni angolo è affascinante.
A Trieste non esiste la periferia perché non le è dato spazio, ed è meglio così.
Un amante di trieste è Veit Heinechen. giallista tedesco che ambienta i suoi romanzi nella città di cui si è innamorato e in cui da qualche anno si è trasferito.
Image Hosted by ImageShack.us

Kottbusser Tor, frazione di Tromaville (vicissitudini urbane)

Image Hosted by ImageShack.us

Appuntamento A kottbusser Tor, fermata della metropolitana a Kreuzberg, fermata che è l’epicentro della tossicità berlinese. Entro in un drugstore e mentre pago mi si avvicina un tossico stile anni ’80, capello luogo, sentore amarcord. Inizia a parlarmi e mi chiede dieci centesimi, io gli dico che parlo poco tedesco. Nel frattempo ho preso una birra e la sto pagando. Mi danno il resto, il tipo guarda banconote e monete e urla di stupore misto a piacere, lo guardo con disprezzo, giusto per non farlo sentire in imbarazzo

Mi mancava 16 volte il 16

Image Hosted by ImageShack.us

Vecchio autobus pieno di pazzi. Io a Padova prendo l’autobus numero 16, noto per essere sempre in ritardo ed essere una presa per il culo su 4 quote, o forse 6, non le ho mai contate e non ho intenzione di iniziare a farlo.
Lo prendo dopo 3 mesi circa e arriva in ritardo di 10 minuti, nella norma insomma… se fosse gratis, ma non lo è… ed è inutile se propone spettacoli divertenti come gente che si vomita addosso a spruzzo, non mi basta. Mentre scrivo la bozza che poi pubblicherò ormai già a Berlino (perché io sono previdente) sono seduto dentro di lui e dietro di me c’è un individuo enorme con un impermeabile nocciola da investigatore privato, o meglio, da maniaco sessuale. Ha anche un enorme cappello di stoffa nera, stile cacciatore di frodo.
Di lato a un paio di metri un gigante, in tuta da ginnastica, completamente fuori di testa che parla da solo, di sport. Forse la reincarnazione di Germano Mosconi in un folle. Però non bestemmia, forse un castigo divino. Quasi quasi mi spoglio nudo, giusto per sentirmi un po’ più a mio agio…

Image Hosted by ImageShack.us

IL CANE RASTA

Nel quartiere di Kreuzberg, si verifica prevalentemente nella zona intorno al Görlitzer Park e a ore diurne, un cane nero di taglia medio piccola. Questo cane ha un padrone, è uno di quei cani a pelo lungo con gli occhi coperti dal pelo.
Il cane in questione, per chi ha familiarità col quartiere, è una visione abbastanza tipica. E’ una cane rasta. Il padrone, dai capelli biondi di una quarantina d’anni circa, ha pensato bene di fare i rasta al suo cane e ottenere così un cane rasta.
Il cane rasta non credo ascolti musica reggae, o forse la ascolta tramite il suo padrone… non so se abbia imparato a mettere su i cd o i 45 giri da solo, magari si… sarebbe interessante scoprirlo.
Il cane è molto simpatico come potete vedere dalle foto.
Image Hosted by ImageShack.us

Stoccata, ovvero come scegliere un bar a Berlino

Image Hosted by ImageShack.us

Perché? Perché ce ne sono troppi e perché ne chiudono e ne aprono di continuo.
Non so se l’ho già scritto in passato, ma da certi punti di vista Berlino può essere messa in relazione con New York.
Uno di questi punti sono i bar e i ristoranti. La concorrenza è enorme e di conseguenza la qualità di cibo e bibite è molto elevata.
Inoltre non vi sono stupide (e idiote e dementi, nocive e controproducenti lasciatemi sfogare) regole quali orari di chiusura obbligati dei bar.
Le zone a Berlino sono divise a quartieri e ogni quartiere ha le sue peculiarità.
In realtà anche all’interno dello stesso quartiere vi possono essere realtà totalmente differenti.
Non vi è quindi un consiglio da dare se non quello di affidarsi al caso. Ma siccome a volte è bello avere una meta e delle indicazioni seguite questi consigli:

-Grimmstrasse e dintorni (U-Bahn Kottbusser Tor e poi chiedete) zona bohémien

-Simon Dach-Strasse (U-Bahn / S-Bahn Warschauer Strasse e poi chiedete) zona alternativa e non

-Alte Schönhauser Strasse (U-Bahn Rosa Luxemburg Platz e poi chiedete) zona cool post moderna, ottima anche per mangiare

Queste sono tre vie in tre zone molto diverse di Berlino. Indicherò di più ma per ora vi basti.

Image Hosted by ImageShack.us

Crash to the wall

Viaggiare in aereo comporta i seguenti rischi:

I gremlins: mostri che sabotano l’aero mentre è in volo

Attacco terrorista: intuibile

Scontro: scontro con altro velivolo, c’è sempre più traffico lassù

Strega: strega a bordo che con incantesimo faccia cadere l’aereo o evochi i gremlins

Pilota e secondo pilota impazziti: non c’è molto da aggiungere

Epidemia di zombi: difficile difendersi a quelle altitudini.

Sono aereofobico.

Preferisco i secondi fratelli ai primi.
Image Hosted by ImageShack.us

Image Hosted by ImageShack.us

Posto carino vicino a posto orribile

Image Hosted by ImageShack.us

Un titolo così criptico dovrebbe precedere un post rivelatore. Invece no.
Si tratta semplicemente di coordinate per raggiungere un posto carino vicino a un posto orribile.
Se prendete la linea 1 della U-Bahn attraversate Kreuzberg partendo da Charlotteburg e arrivate a Friedrichshain, chissà se ho scritti giusti i tre nomi… non importa.
Se scendete alla fermata di Kottbusser Tor (ma andrà scritto tutto unito? La pigrizia non mi permette di controllare) vi ritrovate in una zona orribile, piena di negozi orribili, persone orribili, tossici orribili, case orribili, marciapiedi orribili, automobili che passano orribili, tutto orribile.
Andate in direzione sud, utilizzando la bussola con cui, se siete furbi e dei bravi boy scout, andate sempre in giro. Attraversata una gola stile far west formata da due palazzi talmente brutti da risultare affascinanti e somiglianti ai palazzi di Indastria nel cartone animato (capolavoro) Conan (il periodo era lunghissimo, prendete fiato).
Vi lasciate la gola urbana alle spalle e arrivate ad un ponte che ha un che di parigino, poi c’è un quartiere bellissimo, pieno di negozi bellissimi, persone bellissime, tossici invisibili, case bellissime, marciapiedi bellissimi, automobili che passano bellissime, tutto bellissimo.
A parte la sensazione di deja vu che ho evocato in voi ora sapete dove fuggire nel caso vi ritroviate a Kottbusser Tor. Kottbusser Tor io la chiamo TOXIC CITY oppure TROMAVILLE.

C’E’ UN GRAN CASINO, DISSE LA METROPOLITANA AL TRENO

Image Hosted by ImageShack.us
In questo periodo in cui il sole si degna di affacciarsi anche sulla capitale tedesca, per poi sparire e lasciar spazio al temporale, che non crediate… proprio qui, città che fino a pochi anni fa era praticamente snobbata dal turismo, negli ultimi due anni è stata presa d’assalto da orde di turisti fotografanti e affascinati.
Berlino piace, quasi a tutti.
La gente va in vacanza a Berlino e ne parla bene, chi ne ha sentito parlare bene pensa perché no… tanto c’è la crisi, lavoro non si trova, in ufficio è tutto fermo, andiamocene in vacanza… è anche una città generalmente economica… più che lecito.
Ecco, proprio in questi giorni gli ottimi, anzi direi eccezionali, sistemi di trasporto pubblico della capitale (a detta anche di tedeschi doc) hanno iniziato ad avere problemi. Ieri io stesso ho faticato a prendere il trenino di superficie, era pieno di gente e non si riusciva ad entrare. Sicuramente faranno fronte al problema, qui in genere i problemi li risolvono. Non come a Padova, nella mia città, in cui per risolvere i problemi con bus hanno tolto delle corse.
Speriamo non facciano come a Tokyo, dove c’è un impiegato che spinge la gente dentro i vagoni a mo’ di pacchi postali.
Oggi ho girato per la prima volta in mezze maniche, era da ottobre che non lo facevo, e io sono caloroso, molto, non eravamo in molti esseri umani ad indossare indumenti smanicati.
Nei mezzi di trasporto si muore di caldo.
Mercoledì prendo l’aereo, la roulette russa.

OGGI HO VISTO I MOSTRI

Image Hosted by ImageShack.us
Nella metropolitana, cercando di schivare odori sulfurei e aliti di morte, mi sovvenne allo sguardo quale incantevole visione, come disse il povero piccolo Alex in quel meraviglioso film di Kubrick, l’Arancia Meccanica, tratto da un romanzo, altrettanto bello ma con un finale meno esaltante, che vantava un titolo perfino migliore in origine, Un Arancia a Orologeria. (che periodo lungo, mi manca il respiro.)
Insomma ero dentro un vagone che si scuoteva ai lati come una spogliarellista attempata, e lo vedo, anzi, la vedo.
Un orribile famigliola che ti fa apparire bello il mondo.
Lui con gilet di pelle nera, sotto una polo a righe viola bluastro e rosso pompiere impotente. In faccia un baffo folto e appena brizzolato, fiero e irto di staliniana memoria. Mancavano pezzi di cibo, ma invece no, erano impeccabili. Di lato un ragazzetto, più magro del padre, dai lineamenti più gradevoli, appariva annoiato ed era mezzo deficiente. Pace all’anima sua.
La madre ancora più a lato, vestita di nero, sguardo cagnesco, probabilmente arrabbiata da almeno 25 anni.
Sono poi entrati i musicisti, un uomo si è infilato gli indici delle mani dentro le orecchie per precludersi ogni suono. Eh si, qui a volte non hanno imbarazzo di nulla.
Chissà dov’è l’uomo col baffo e il gilet di cuoio nero. Chissà.