Accadde domani

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Non vi ricorda qualcosa?
Si?
A me si, un titolo di un albo di Dylan Dog, uno dei vecchi, della prima generazione per così definirli, e ci siamo capiti.
In quell’albo un jet precipita e la punta di questo attraversa un parabrezza di un auto. È il momento in cui sta distruggendosi al suolo colpendo un auto. Pochi istanti prima però, dopo che la punta ha superato il cristallo, si pianta dentro la bocca dell’uomo ed esce dalla nuca.
Poi distruzione.
È un attimo immobile.
Accadde domani.

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PER TUTTE LE SUPERFICI

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Le riviste porno dall’edicolante sono sempre più rare, come trovare dei funghi in zone turistiche. Quasi impossibile.
Dovrebbero lanciare nuove linee di riviste hard, magari estreme, magari sorprendenti.
Non occorre essere volgari per parlarne. Cos’è la volgarità? Non quella che si intende tale, quella è presunzione.
Le nuove riviste porno andrebbero affiancate da dei simpatici omaggi, come ad esempio degli impermeabili usa e getta, di quelli che si stringono sul viso, un po’ come quello del personaggio di South Park che muore sempre… come si chiama… penso Kenny.
Non è vero che internet ha rovinato proprio tutto, bisogna solamente puntare a clientele più esigenti, a collezionisti, amatori, suscitare interessi, fomentare la mania di non buttare via niente e raccogliere, immagazzinare, conservare.
Le riviste pornografiche vanno salvaguardate, solo loro possono riempire le edicole come si deve, sortire un effetto ormai amarcord, e creare una clientela perversa, un sottobosco di erotomani che temono la luce del giorno e sudaticci aspettano il momento giusto per comprare la loro porno rivista preferita. Proprio così, il più anonimamente possibile ma con la piacevole sensazione di essere sempre e comunque osservati.

MILLANCOLIA

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Mi mancano dei personaggi che sono ancora in cerca di una strada. Il piccolo M che sogna di un padre che non c’è più. Il fratello che non sa dove andrà a finire e non vede altro che una inevitabile fine. L’assenza di emozioni rende vana ogni cosa e permea il tutto come una strana nebbia.
La ragazza costretta a vendersi che cerca una via di fuga senza rendersene conto.
L’uomo enorme, gigante, di cui tutti hanno paura e che espia una colpa orrenda e che inizia a brillare per qualcuno.
L’uomo in giacca e cravatta pronto a qualsiasi cosa, vorrebbe essere il protagonista ma non lo è.
La madre, la donna che ha lasciato ogni speranza ma continua a vivere perché il pensiero è l’unica cosa che la fa andare avanti nonostante non abbia più nulla che le interessi davvero. Il tassello fondamentale ha fatto cadere ogni cosa da quando le è stato tolto.

Morssetto

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Oggi è tornato il gelo, -3, ieri sera ero all’aperto con una giacca leggera di pelle. Mi sono risentito, mi sono offeso con le variazioni climatiche.
”Governo ladro” si diceva, si dice, ”piove, governo ladro”, è sempre colpa di qualcuno se succede qualcosa.
L’importante è che ci sia il capro espiatorio.

LA GAMBA IN CANCRENA

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Entro nel vagone della metropolitana, attraverso un po’ di persone in vista di una poltroncina libera.
Annuso l’aria, sa di marcio, putrefatto.
Mi guardo intorno. Persone normali. Indietreggio, l’odore è forte.
Mi siedo sulla prima poltroncina che trovo.
Mi guardo intorno ancora e la vedo.
A meno di due metri da me una signora di mezza età di aspetto normale, in gonna, gambe enormi, come gonfie. La gamba verso l’esterno piagata, sanguinante, purulenta.
Una garza immacolata di recente medicazione copriva il dorso del piede, era macchiata di liquido giallastro.
Penso al diabete, un disagio estremo della malattia. Piaghe, putrefazione. La gamba invadeva il convoglio col suo odore.
La donna cantava senza emettere suono alcuno e si agitava come se stesse ballando, non aveva auricolari, non aveva nulla. Era pazza e mezza putrefatta.

AL RISTORANTE cino-giapponese ALL CAN U EAT

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Ci sono cascato di nuovo. Non volevo andarci più in quei posti pericolosi, insidiosi, malsani, e invece di sono andato ancora una volta.
Il cazzo di buffet.
Ci sono stato e ho mangiato come una lavatrice, di tutto e di più e poi ancora, mi sembra lo stomaco si sforzi per uscire dal mio corpo.
Fuori dal ristorante c’era scritto Büffet, con l’umlaut, sbagliato. Entusiasmante.
Vi erano molte vaschette, a serie di tre disposte verticalmente con vetro protettivo anti starnuto a poca distanza. Le pietanze più economiche erano nelle prime vaschette: pollo, verdura, riso, spaghetti.
Le più care nelle ultime vaschette, più difficili da raggiungere: pesce, manzo, anatra.
Prendendo del pesce mi sono quasi ustionato con del vapore, che probabilmente proveniva direttamente da un vulcano della Cina.
Tutto ciò è terribile.
Spero, questa notte di non vomitarmi addosso, perché lo farei a spruzzo.

E adesso un pezzo rap hard-core direttamente dalla Sardegna

ADD NEW POST and crash (pillole metereologiche)

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Le temperatura del mondo qui a Berlino è alquanto bizzarra, i gradi salgono e scendono in maniera imprevista, un rafting continuo. Da -20 si passa a 5 in 3-4 giorni.
Un po`di giorni fa in un vagone della U-BAHN (metropolitana) c`era un uomo, faceva particolarmente caldo e all`esterno c`erano -20 gradi.
Si aprirono le porte e quando l`uomo varcò la porta esplose in frantumi di ghiaccio, come se lo avessero preventivamente spruzzato di azoto liquido.

Il mistero del barattolo vicino l`urinatorio

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Nelle turche in piedi, orinatori che camminano, utensili liberatori per uomini o chiamateli come volete, vi è qualcosa di strano in alcuni lochi.
Una ciotola di colore nero o altro, tipo quella ove riporre dentifricio e spazzolino, di norma.
A volte puó perfino sembrare un`urna. Inquietante.
Ci si chiedeva, ci chiedemmo durante il lungo viaggio quale arcano e misterioso segreto occultasse. La sua forma così strana, la presenza quasi fuori luogo per non dirlo del tutto.
Scoprimmo dopo lunghe discussioni e analisi di matrice arcaico sociologiche, paleontologia, morfologia e vivisezione disinteressata, essere dei recipienti dove riporre la carta igienica che avrebbe sostituito eventuali “sgrullate”.
Odori, pensieri, mal vedere.
Puzza di pipí? Perchè?

Döner attack! 1,5 (PILLOLE DIGRESSIVE)

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DIGRESSIONE ALIMENTARE
A Berlino ci sono un sacco di posti dove cibarsi di döner previo acquisto.
E`davvero pieno, la pizza viene subito dopo.
Ho saputo da poco che vi sono posti in cui un döner si può acquistare per l’irrisoria cifra di 1,50 euro. Si possono in seguito anche mangiare.
Pensateci, un kebab a 1,50 euro. Con 6 euro se ne possono mangiare 4.
4 kebab per 6 euro.
Grasso facile!
Colesterolo a prezzi imbattibili.
Credevo che il kebabbaro nella stazione della metropolitana vicino alla mia ex casa fosse imbattibile coi suoi due euri in offerta speciale, il martedì e il venerdì.
Invece no.

DIGRESSIONE SULLA PESANTEZZA
Vi sono persone al mondo, apparentemente innocue, che sono di una pesantezza amobinevole, talmente noiose che ci si getterebbe da un ponte, ma solo se sotto vi fosse un atostrada riservata ai camion, bisonti da 18 ruote e senza freni.
C´è un ragazzo che conosco che viene chiamato il Dottor Divago. Una volta mi tenne un`ora a parlare di una cosa di cui non avevo il minimo interesse, e si che sono una persona piuttosto curiosa.
Le dieci volte seguenti mi tenne a parlare per altrettante ore di argomenti che atrofizzavano il fattore curiosità dopo una manciata di secondi. Credo la pesantezza sia una malattia.

ALIMENTAZIONE MOLESTA

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Ieri, detto anche due giorni prima di domani, dopo essere rincasato all’incirca a metà pomeriggio, detto anche non sera e non mattino, ho pensato subito di essere affamato, e lo ero davvero.
Tornando mi sono fermato al supermercato e ho comprato polpette alla cipolla, una salsa inquietante fatta con formaggio, senape e miele.
Rincasato mi sono fatto un mega-panino multi-gusto.
Dopo aver lavato i denti sono uscito e ho comprato un kebab dal kebabbaro delle tre dita, si, proprio lui! Alla fine ci sono tornato.
Con una sensazione di annientamento sono tornato dopo un’oretta a casa e mi sono concesso, perché me lo meritavo, tre etti precisi precisi di spaghetti aglio, olio e peperoncino con acciughe. Si, che buoni.
Non pago, ho degustato un arancio e mezza sfogliatina ricoperta di glassa e cioccolato.