Capo Danno

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Il giorno in cui si tenta in tutti i modi di catturare gli dei.
L’ho sognato stanotte, una deriva dei festeggiamenti di capodanno.
Le persone sparano razzi verso il cielo tentando di colpire gli dei arroccati sulle nuvole. Si apre per pochi minuti la caccia al dio e le città si illuminano in questa caccia che non va mai a buon fine.

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LA NOTTE (importa perché è importante)

“Scende la notte, la notte scura, chi ha paura chi a ha paura,
ha paura l’assassino di incontrare il suo destino.”

Adoro questa frase, pseudo-poesia, chiamatela come volete, di Tiziano Sclavi. La adoro davvero.
La foto che vedete qui è del sottoscritto, ha qualche anno ma io sono sempre identico (forse un po’ deperito avendo fatto da poco un incidente d’auto abbastanza importante), per quello forse tutti mi dicono che dimostro 25 anni da oltre 5 anni, Forse sono ritardato o forse sono immortale. Sono malato di immortalità, una versione rara, incurabile, mortale.
Sembra che abbia proiettata nel volto un’ombra a forma di croce, come vidi in un film anni ’30 di Hitchcoock di cui non ricordo il nome.
C’è un famoso cantante che dice di non aver paura di morire ma che il fatto di essere obbligato a farlo gli dia fastidio. Trovo che sia il miglior approccio alla morte che si possa avere.
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Poco più di un anno e mezzo fa ho visto mia nonna di oltre novantanni smettere di mangiare e desiderare di morire. Si era stufata, non voleva più vivere, lo ha anche detto. L’ho abbracciata il giorno prima che morisse, me lo aveva fatto capire, era lucidissima, incredibilmente in se. Mia nonna è sempre stata contro ogni cosa, problematica, estremamente cinica nel suo estetismo, e io le volevo bene, e io gliene voglio ancora, e lei ha praticato su se stessa una sorta di eutanasia nell’unico modo in cui si potesse fare senza che nessuno avesse la possibilità di fare qualcosa.

Buon natale senza regali

Buon Natale, nella versione truffaldina napoletana, è l’onomastico di un tale di nome Natale, un poco di buono che iniziò se stesso alla criminalità con piccoli reati quali la truffa al gioco delle tre carte e la guida senza patente di automobili Fiat 126. Divenne famoso dopo innumerevoli reati per aver falsificato il Natale scambiandolo col proprio onomastico. Tutto ciò è totalmente frutto di pensiero comunemente definito ”sprecato”, ma in realtà non è così.

ROCCO

L’altro giorno sono capitato nella fans page di Rocco Siffredi, ho letto un po’ di commenti e uno mi ha fatto parecchio ridere.
Eccolo.

Da: ataru
Luogo : italia
Pubblicato su : 2011-08-04 11:08:56
Salve, ho 35 anni e da circa sei mi trovo su di una sedia a rotelle, non sto a dilungarmi indiscorsi, ma come capirai il sesso per me e divenuto quasi un chimera. Da amante del culo quale sono e che sei anche tu. Mi chiedevo se dopo aver esaudito il mio sogno di lavorarti il culo di Tori Black (complimenti per la perfomance), potevi fare qualcosa anche per quello di India Summer.

PULIZIA ETNICA (PILLOLE ETNICHE)

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In quei ristoranti che propongono pietanze da paesi diversi, lontani o vicini, dove i piatti del giorno ambiscono a stupire e i gusti nuovi a deliziare palati spesso impreparati, lì, in quei luoghi, ogni giorno avviene una pulizia etnica. Sono ristoranti etnici e puliscono se stessi ogni giorno attraverso la pulizia etnica. Senza odio né rancore. Con scope, drappi, detergenti e spazzole.
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COFFY

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Il caffè ha invaso il mondo da tempo immemore.
Coffy è un film del filone blaxploitation molto famoso, con la divina Pam Grier come attrice protagonista.
Blaxploitation è un sottogenere che riguarda film fatti e recitati da neri per un pubblico nero. Genere di Culto e Quentin Tarantino l’ha omaggiato col film-remake Jackie Brown (l’Originale si intitola Foxy Brown).
In Italia quando si ordina un caffè si fa impazzire il cameriere o il barista, soprattutto se è alle prime armi.
Espresso, Caffè corto, caffè lungo, americano, ristretto, macchiato, macchiato freddo, macchiato poco, con una goccia di latte, due gocce di latte, tazza calda, doppio, deca (decaffeinato), shakerato, cappuccino, macchiatone, ecc… ecc…
A Trieste il caffè ha nomi diversi. Il cappuccino si chiama caffè latte, l’espresso si chiama nero.
In Germania il caffè si beve lungo, ma c’è anche l’espresso.
Io non amo l’espresso, amo il caffè lungo, trovo che la durata di un caffè espresso sia effimera e trovo che bere un caffè richieda del tempo, la possibilità di riflettere. Mi piace tenerlo in mano camminando per la strada. Quando fa molto freddo è un ottimo scalda mani.
In Germania è pieno di panetterie, il caffè nelle panetterie può essere buono, decente, ma può essere anche agghiacciante. Terribile. Tremebondo. Una sorta di risciacquo di fondi di caffè dal sapore fuggito.
Gli Italiani sanno distinguere sfumature di sapore quasi incredibili nel caffè, io sono negato nel farlo, probabilmente perché non sono un amante della bevanda nervina, la uso solo per le proprietà del risveglio.
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GLI OCCHIALI A RAGGI X (PILLOLE NATALIZIE)

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Non sarebbe il regalo perfetto? Vi ricordate sul retro di squallide riviste di gossip o programmi televisivi o entrambi, le pubblicità di prodotti improbabili nelle loro funzionalità?
Ricordo come fosse ora L’OCCHIALE A RAGGI X, promessa di vedere donne nude senza dare nell’occhio, quali meraviglie, rimanevo a guardare il prodotto e a sognare! Sapendo dentro di me che erano tutte fandonie.
Mi chiedo, ora, coi progressi della scienza e della tecnica… ci saranno… mi rispondo sempre di no, a volte vorrei essere subnormale e averli comprati. Magari funzionano davvero e nessuno si è mai fidato, di conseguenza sono rimasti una scoperta non utilizzata, mai e mai.
Un inventore frustrato ha messo fine alla sua esistenza perché nessuno gli ha mai creduto, solo dei distributori che poi per una clausola hanno voluto un risarcimento di ciò che avevano speso per la promozione del prodotto. Quando tutti pensano qualcosa di una cosa quel qualcosa diventa la verità.
Buon natale dalla fabbrica delle invenzione strabilianti.
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NOTIZIE ANSIA (PILLOLE)

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La notizia scandalistico interessante autolesionista sta conquistando il mercato della notizia, in qualsiasi forma sia: scritta, stampata, tatuata, video trasmessa, ascoltabile, memorabile.
Vorrei un giornale che non si vergognasse delle altre notizie, che non temesse confronti, che se ne sbattesse del bene e del male e se ne infischiasse della verità o presunta tale. Vorrei leggere ogni mattina notizie come queste:

ANZIANO UCCIDE LA VICINA DI CASA CON UN COLPO DI FUCILE, “IL MIO CANE HA PARLATO E ME L’HA ORDINATO”

MADRE UCCIDE FIGLIO IN UN PAESINO DI MONTAGNA E NESSUNO CREDE ALLA VERITÀ’, IL BIGFOOT

FRATELLO TAGLIA GAMBA A FRATELLO CON SEGA A MOTORE PER RISCUOTERE L’ASSICURAZIONE MA IL FRATELLO NON AVEVA PAGATO, POI E’ MORTO DISSANGUATO

RUBANO LA SALMA DI UN NOTO PRESENTATORE TELEVISIVO E POI LA RITROVANO, NON ERA MORTO

BAMBINO INCENDIA LA SORELLINA, LA MADRE PER DISPERAZIONE BRUCIA IL MARITO

PENSIONATO LANCIA BOMBA A MANO IN SAGRESTIA, COLPA DEL CALDO

ACCATTONE PERDE SANGUE DAI PALMI DELLE MANI, UN NUOVO MESSIA

SPACCIATORE DI DROGA LINCIATO DALLE MADRI, VENDEVA EROINA AI BAMBINI DELL’ASILO NIDO

SCOLARESCA INGOIATA DA BALENOTTERA AZZURRA, ERANO IN VISITA ALL’ACQUARIO

PIANTA CARNIVORA DIVORA BRACCIO DI SCRITTRICE, UNA CARRIERA STRONCATA

ASTRONAUTA MUORE SCIVOLANDO IN BAGNO E SBATTENDO LA TESTA SUL LAVANDINO, PRIMA DI MORIRE VIDE LE STELLE

TOSSICODIPENDENTE SI INIETTA DENTIFRICIO IN VENA E SCOPRE DI AVERE UN OTTIMO ALITO

PENSIONATO USTIONA DONNA CON IL CAFFÈ BOLLENTE, LO GUARDAVA MALE

ANZIANA VEDE LA MORTE E SPINGE L’ANZIANO MARITO GIÙ DAL BALCONE

UOMO OBESO SCHIACCIA BARBONCINO E VIENE ACCOLTELLATO DALLA PADRONA DEL CANE

ADOLESCENTE PERDE LA VISTA GUARDANDO CARTINA STRADALE

CALCIATORE PROFESSIONISTA RICOVERATO D’URGENZA CON STATUETTA DI MARMO INCASTONATA NEL RETTO

ASSASSINIO, SALUMIERE COLPISCE CON MANNAIA IL RAPPRESENTANTE DI FORMAGGIO GRATTUGIATO

UCCISO DAL LATTE SCADUTO

CINESE MALMENA SIGNORA CHE LO CHIAMA BRUCE LEE

CONFEZIONA PASTICCINI CON LE PROPRIE FECI E GLI VENDE PER STRADA, ARRIVA LA FINANZA, NON HA LA LICENZA

BAMBINO AUTISTICO GUIDA L’AUTOBUS E SI SCHIANTA, ARRESTATO IL VERO AUTISTA

E CI SPOSAMMO DA PICCOLI NEL CORTILE DEL CONDOMINIO

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Si si, davvero, anni e anni fa ormai, eravamo tutti piccoli, anni più o anni meno ci differenziavano. Non si sa come né perché decidemmo tutti di sposarci, tutti chi? I ragazzini del condominio, i protagonisti delle scorribande delimitate dal muretto di cinta, che a volte diventava barricata contro la strada, e volavano oggetti contro le auto, sassi e quant’altro. Era così divertente distruggere.
Ma quel giorno ci sposammo tutti.
Facemmo le coppie tra l’imbarazzo, era la prima volta che ci si sposava, nessun divorzio alle spalle, nada de nada.
Io mi sposai con la Valentina, Omar si sposò con la Michela (No, Omar non era marocchino), Michele si sposò con la Giorgia se non ricordo male.
Furono matrimoni poco sentiti, già segnati dallo sfacelo.
Quello che però si fece ricordare fu quello di Omar (che non era marocchino) e la Michela. Loro lo prepararono durante l’intera mattinata, sapevano che si sarebbero sposati anche mentre rubavamo il pane e il latte consegnato dal lattaio e dal panettiere per, probabilmente, i nostri stessi genitori.
Arrivò l’ora del matrimonio e il rituale durò il tempo di dire che erano sposati. Fu un matrimonio pagano, mancava solo lo squartamento di una lucertola e sarebbe stato perfetto, data la stagione estiva.
Ricordo come fosse ora, Omar imbracciare la sua Graziella rosa con coda di marmotta legata al manubrio (poche settimane dopo gliela strappai per il gusto di vederlo soffrire e conseguente pentimento), invitare la sua novella sposa a sedere su uno scomodissimo portapacchi, lei aveva in testa un velo genialmente confezionato con la carta retinata di alcuni confetti trovati in chissà quale casa (i bambini credono che le case degli altri siano di tutti, hanno una visione della proprietà privata degna di un Soviet), e poi si avviarono con la bicicletta, e dietro alcune bambine, le vallette dell’occasione, avevano legato ad uno spago delle scatolette vuote di tonno. Pochi sapevano che il tonno fosse figlio del mare.
Era tutto meraviglioso e permeato di un’aroma di pesce unto. Le scatolette facevano rumore mentre gli sposi andavano in viaggio di nozze. Dove? In fondo al cortile, il posto meno calpestato del totalmente calpestato territorio al di qua della mura di cinta.
La microvita del condominio. Fucina di tradimenti e di odi malcelati, risse abortite e maldicenze velenose, focolaio di futuri rancori e di patetiche rappresaglie.
Ogni tanto penso se quel matrimonio abbia un qualche valore, altrimenti sarei sposato da anni…
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Quello a destra sono io, quello strano è un mio amico, era un fan sfegatato di 300. Mah…
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Vivere o morire con un kebab, la mossa delle tre dita

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C’è un kebabbaro vicino casa mia, sotterraneo, nel senso che è dentro una stazione della metropolitana, sotterranea come le talpe indaffarate.
Il kebabbaro ha l’offerta speciale: due giorni la settimana il kebab costa 2 euro, tutti gli altri 2,50 euro, praticamente un cazzo e quasi un cazzo.
Oggi mi ci sono fermato, ho deciso di ingrassare di un chilo o due, così, per fare la dieta al contrario. Mi nutro quindi più del dovuto e più del solito. Il kebab era il merendino.
L’uomo di mezza età di origini turche era indaffarato a guardare male tre clienti che chiacchieravano intorno al tavolino seduti su tre sgabelli messi da lui a disposizione. Li guardava male e sbuffava. Arrivo io e ordino un kebab.
Mi chiede di ripetere col sorriso strafottente.
Lo ripeto e ripete anche lui per insegnarmi la pronuncia corretta (i turchi gestiscono molte scuola di tedesco……).
Prende i suoi arnesi sbattendoli di malo modo e facendo un rumore fastidioso e guarda incazzato i tre avventori colpevoli di parlare un po’ oltre l’aver consumato.
Imbottisce il panino, aperto come una tinca, di carne unta.
Mi guarda e ride, mi chiede una cosa rimanendo immobile.
Gli chiedo di ripetere.
Ripete indicando le salse.
Gli dico quella rossa e quella bianca, sottintendendo che quella gialla non la voglio perché sembra sul punto di animarsi di vita propria e attaccare il primo essere vivente gli capiti a tiro, quindi lui.
Lo pago, prende i soldi con le mani e una moneta gli cade per terra, la raccoglie e la getta in cassa.
Mi porge il panino stringendolo e infilando dentro ad esso, tra carne e verdura, ben tre dita: indice (fino alla seconda nocca), medio (fino alla prima nocca ma è un dito pericoloso) e anulare (il polpastrello).
Sorride in maniera diabolica.
Prendo in consegna il panino e lui ci sguaina fuori le dita che va a pulire sul bancone di metallo, come regola d’igiene vuole.
Non so per quale orrida ragione ma quell’uomo mi è simpatico.
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