Pomoli rossi nel vento di Berlino

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Girare per Berlino a piedi per lungo tempo ti espone a varie possibilità:

– stancarsi, abbastanza banale

– far credere che non si sappiano usare i mezzi pubblici, da paranoici

– pestare gli escrementi di un cane, da distratti

-andare sotto una macchina, da rincoglioniti

-prendere tanto vento e le guance ti diventano rosse, eccola!

Proprio l’ultima possibilità, altre non ne esistono, è ciò che mi è successo. Non faceva freddo, ma il vento è il vento.

Mi sembra di avere, quando mi guardo allo specchio, due mele caramellate al posto delle guance. Belle lucide e rosse che più rosse non si può. Rosse come lo smalto rosso per le unghie, rosso come il fazzoletto al collo di un contadino della Romagna, rosso come un certo quartiere di Amburgo, rosso come le matite dei cani, rosso come il sangue venoso, rosso come il rossetto originale da cui la parola, rosso, appunto.

Ho paura di non superare la notte, di morire di ROSSO POMOLITE, avrei bisogno di medicine, antibiotici, cure ad hoc. Che ne sarà di me? Rimarranno solo due punti rossi nella notte?

POMOLI ROSSI NEL VENTO DI BERLINO

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Girare per Berlino a piedi per lungo tempo ti espone a varie possibilità:

– stancarsi, abbastanza banale

– far credere che non si sappiano usare i mezzi pubblici, da paranoici

– pestare gli escrementi di un cane, da distratti

-andare sotto una macchina, da rincoglioniti

-prendere tanto vento e le guance ti diventano rosse, eccola!

Proprio l’ultima possibilità, altre non ne esistono, è ciò che mi è successo. Non faceva freddo, ma il vento è il vento.

Mi sembra di avere, quando mi guardo allo specchio, due mele caramellate al posto delle guance. Belle lucide e rosse che più rosse non si può. Rosse come lo smalto rosso per le unghie, rosso come il fazzoletto al collo di un contadino della Romagna, rosso come un certo quartiere di Amburgo, rosso come le matite dei cani, rosso come il sangue venoso, rosso come il rossetto originale da cui la parola, rosso, appunto.

Ho paura di non superare la notte, di morire di ROSSO POMOLITE, avrei bisogno di medicine, antibiotici, cure ad hoc. Che ne sarà di me? Rimarranno solo due punti rossi nella notte?

Come giù per uno scivolo senza appigli

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Sembra il titolo di un film di Jacques Audiard.
I mercatini di natale sono ovunque. A Potsdamer Platz, luogo principe della ricostruzione berlinese, hanno installato una pista da slittino artificiale per bambini… A dire il vero anche per adulti che si divertono più dei bambini. Si paga il biglietto e i bimbi possono giocar sulla neve, se riescono a entrare e non è tutto pieno di adulti.
Che la vita scivoli via senza lasciare segni mi ha sempre spaventato, forse è per quello che sento il bisogno di muovermi, diversificare, anche se a volte è doloroso farlo. Non bisogna mangiare sempre la pasta col sugo o sempre la fettina di carne coi fagiolini di contorno. Bisogna diversificare. Le maledette conserve di pomodoro che sembrano infilarsi da sole nella pasta a ora di pranzo. Cheppalle! Non mangio più pasta al sugo da anni, e se non in rarissime occasioni non la mangerò più. Una delle occasioni potrebbe essere il rancio del braccio della morte, se ci finissi. SE, SE, SE sempre se, manco fosse una nota musicale.
Più che farlo è il combattere l’abitudinarietà che a volte turba, perché è contro natura farlo. Nello stesso tempo il rimanere fermo mi rende instabile e riesco ad immaginarmi fermo solo in una città in movimento, che non riesca a contenere nella mia visuale. Una città grande dove le idee e gli spunti riescono ad essere quasi in pari con la quantità di spuntini offerti. Il tutto si riduce a città del primo mondo. La mia immaginazione è sempre in fermento. Praticamente la mia testa è come un secchio per il vomito, fucina colorata, multi odore e multi sapore. Che esempio infelice vero? Ma io lo adoro già.

No credit card, only Cash (Pillole)

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Un cartello con la dicitura del titolo si vede in Death Proof di Quentin Tarantino, non è che sia un problema generalmente, anche perché il pagamento solo in contanti di solito è nei bar e affini, e non nelle gioiellerie o negli autosaloni, lì è il contrario semmai.
Johnny Cash era un grande ed è un mito, per le sue canzoni, per quello che ha rappresentato e che rappresenta e anche per le marachelle che ha combinato. Tipo quella di quando sotto l’effetto di anfetamine ha dato fuoco a un bosco e arrestato dalla polizia ha dichiarato che era stato Dio a dirglielo.
Eh si, un genio che arriva anche a commuovere con Burn, cover dei NIN. Consiglio il video, quasi una sorta di testamento.
Invece sconsiglio il film, Walk the Line, troppo melodrammatico e poi la parte dovevano darla a Michael Madsen. Era lui l’uomo per la parte, e poi la voleva, lui la desiderava veramente.

Mustafa’s Gemüse Kebab.

Tutto è iniziato al cinema.
Ero al cinema con amici, prima del film in Germania fanno una ventina di minuti di pubblicità. Se sei in compagnia chiacchieri, poco male. Se sei da solo ti pugnali i suddetti (su non dico niente, ma sono le palle).
Tra le varie pubblicità ne fanno una che ricorda quella del mulino bianco, ma più bella! Con la verdura fresca, i prodotti della terra, quasi un ritorno alle origini. Era la pubblicità di un chiosco di kebab. Non un chiosco qualsiasi, ma quello di Mustafas Gemüse Kebab. Il kebab più buono del mondo.
Ora, si respira già un’atmosfera di favola, un’atmosfera che parlando di quello che si sta parlando più essere evocata solo a Berlino, dove confluenze storiche e culturali confluiscono in un amalgama quasi alchemico.
Sarà vero, non sarà vero. Ne avevo sentito parlare bene, ma un po’ in stile San Tommaso che se non ci mette il naso… sono andato a verificare di persona. La fila perenne di almeno 5 metri, e quindi una ventina di persone nella migliore delle ipotesi, è vera, reale, palpabile e onnipresente. Ciò spiega i grossi guadagni e il poter avere una pubblicità realizzata così bene e un sito internet anch’esso ottimamente realizzato.
La pubblicità:

Carina vero? Allucinante vero? Ebbene il negozio, il chiosco, è questo:
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Il panino normale, diciamo non quello vegetariano che ancora devo provare, è questo:
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Qui lo preparano, dettaglio dell’interno chiosco, la centrale:
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E ora, che dire dopo averlo provato?
E’ FANTASTICO, ECCEZIONALE, GRANDIOSO! E SI… E’ IL KEBAB PIU’ BUONO DEL MONDO!!
Ingredienti di prima qualità e qualche segreto per renderlo unico, tra cui: grattuggiatina di formaggio feta sopra il tutto, spruzzatina di limone finale, oltre alle solite verdure che io chiamo da risciacquo, delle verdure alla piastra, tra cui patate con buccia inclusa in stile tedesco, davvero saporite. E come se non bastasse, dei peperoni verdi alla piastra simili ai nostri Friggitelli, eccezionali anch’essi.
Insomma Mustafas Gemüse Kebab WINNER!!!
Dimenticavo, il suo divertente sito internet!
http://www.mustafas.de

Dimenticavo anche l’indirizzo! Fermata della U Mehringdamm (lo trovate subito fuori da una delle uscite), nel quartiere di Kreuzberg, zona IN del quartiere.

Stay Döner!

E’ possibile prendere l’AIDS mangiando un Kebab?

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Oggi ero in esplorazione mercatini di Natale e mi è venuto in mente che per la cena, essendoci la festa di compleanno della mia coinquilina, la cucina era inutilizzabile per i miei soliti piatti di alta cucina che richiedono minimi tempi di preparazione.
Decido quindi di cenare fuori, e vengo solleticato dall’idea di mangiare un kebab. A Berlino ci sono milioni di miliardi di posti dove fanno il kebab, ovunque! Come un mio amico che amava masturbarsi ovunque gli capitasse e venne appellato da un altro mio amico OVUNQUE, appunto.
Ero nel quartiere di Charlottenburg in una tavola calda delle mille.
Entro dentro e chiedo al turco (beh di certo non è Finlandese il padrone tipo di quei luoghi) di farmi un Kebab.
Mi siedo al tavolo e appoggio una mano sul legno finto e mi si incolla.
Divento ricettivo improvvisamente e inizio a esplorare con lo sguardo l’esercizio. Riassunto vicissitudini:

E’ UNA SALA DI SLOT MACHINE PER META’, OSSERVO PERSONE BAVOSE DI SCHIENA CHE INSERISCONO MONETE NELL’APPOSITA FESSURA, PROBABILMENTE L’UNICA FESSURA IN CUI RIESCONO A INSERIRE QUALCOSA.

DALLA PARTE DEL KEBAB, POCO PRIMA DI ENTRARE NELLA DISGUSTOSA SALETTA CASINO’, C’È UN CARTELLO CHE DICE COME L’ENTRATA SIA VIETATA AI MINORI DI ANNI 18. SUBITO PENSO CHE SIA IL KEBAB AD ESSERE VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI E QUASI RIDO.

STACCO IL BRACCIO DAL TAVOLO E VEDO LO STAMPO DEL MIO ARTO SUL TAVOLO.
DIVERTITO CI PREMO IL POLPASTRELLO DEL POLLICE E VEDO LA MIA IMPRONTA DIGITALE STAMPATA SULL’UNTO.

IL RAGAZZO GESTORE INIZIA A PREPARARE IL PANINO E MENTRE ASPETTA CHE IL PANE SI SCALDI, CON UNA SPECIE DI DETERGENTE A SPRUZZO PULISCE UNO DEGLI SPIEDONI AFFLITTI DALL’UNTO.

IL RAGAZZO SI LIMITA A SPRUZZARE E POI CON UN FAZZOLETTO DI CARTA (!) DA UNA PASSATA VELOCE LASCIANDO LA MAGGIOR PARTE DELLA SCHIUMA.

BENE PENSO, KEBAB AL DETERSIVO.

SULLA PARETE FRONTE BANCONE RISALTA GRAFFITO A VERNICE DELLA TORRE DI BABELE. QUASI UNA MINACCIA BIBLICA. POTEVA FAR DISEGNARE SODOMA E GOMORRA.

MI CHIEDE CHE VERDURE METTERE E RINUNCIO AL CAPPUCCIO VIOLACEO, PARTE DELLE RESTANTI LE FA CADERE SUL BACONE CHE E’ PULITO COME UN SEDILE DELLA METROPOLITANA. VELOCE E EFFICIENTE RIMETTE LE VERDURE DECADUTE NEL PANINO, DIMOSTRANDO CHE A LUI NON GLI SFUGGE NIENTE.

MI DA IL PANINO E MI FA UN SORRISO INQUIETANTE. NON SI SA COME LA CARNE RISULTA FREDDA, UN MIRACOLO DELLA FISICA DATO CHE ERA A UN CENTIMETRO DA DEI FERRI ROVENTI, PRESI IN TUTTA PROBABILITÀ DIRETTAMENTE DALLE FUCINE DELL’INFERNO.

INIZIO A MANGIARE IL PANINO.

TORNA LA MADRE DEL TIPO E LO INCARNA DI PAROLE E LUI SI METTE A SISTEMARE I TAVOLI, COMPRESO IL MIO DOVE C’ERANO I RESIDUI DI CREDO 11 PASTI PRECEDENTI E FORSE ANCHE DI UN CAZZO DI VEGLIONE DI CAPODANNO 2010.

SEMPRE LA MADRE GLI DICE DI PULIRE QUA E LÀ, INDICA. LUI DICE “DOMANI” E LA MADRE SI INCAZZA.

GUARDO IL PAVIMENTO, SEMBRA QUELLO DI UN BAR IN LOCALITÀ’ SCIISTICA, OSSIA FANGOSO MELMOSO VOMITOSO. MA NON NEVICA.

IL FIGLIO ABBASSA LA TESTA E NON LA RIALZA PIÙ.

LA MADRE CONTINUA A PARLARE GUARDANDO UN PUNTO INDEFINITO DEL LOCALE, POI RIDE, POI SI ADIRA, POI RIDE E CONTINUA A PARLARE.

LA MADRE DEL KEBABBARO E’ UNA SQUILIBRATA.

E SI, SI PUÒ SICURAMENTE PRENDERE L’AIDS MANGIANDO UN KEBAB, MA TANTO LA SALSA GIALLA SUL PANINO SAPEVA DI PRESERVATIVO TRITATO, QUINDI NON HO PRESO L’AIDS.

DIMENTICAVO, PREZZO DEL KEBAB: 2,50 EURO. NON IL PIÙ ECONOMICO A BERLINO MA UN BUON PREZZO.
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Li@ my pussy

Insomma ero nella S, la metropolitana sopraelevata che va anche oltre, fuori città, addirittura fino a Potsdam dove Fedrico II si recava nel parco SANS-SOUCI per togliersi ogni pensiero e rilassarsi. Sans-Souci in francese significa “senza pensieri”. Ma basta cultura, parliamo di cazzate! Quindi procedo.

C’era un indiano che non era un indiano d’America tipo Toro Seduto. Certo, anche questo era seduto, ma in un sedilino zozzo del convoglio. Aveva un orecchino e una faccia un po’ da ribelle e non c’era l’ombra di una rosa per dire una cosa di dubbio gusto e abbastanza razzista. Ma me lo ha insegnato Raj di Big Bang Theory quindi posso e devo. Parte la suoneria del telefono dell’Indiano con una canzone ben udibile in inglese e in Germania l’Inglese lo sanno praticamente tutti. La canzone diceva:

LICK LICK BABY, COME ON AND LICK LICK, MY PUSSY LICK LICK BABY

L’ordine delle parole magari non è esatto ma poco importa, stavo morendo dal ridere e lui orgoglioso ha risposto la telefono con un sorriso di chi la sa lunga.
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Qui l’attore sembra triste, probabilmente sta pensando che il ruolo che interpreta gli resterà attaccato addosso come del piombo fuso.

 

Diretta (pillola)

Sono in un locale e davanti ho tre quadri. Quale scegliere?
Fanno cacare tutti e tre.
Non vuol dire che stiano male nel locale, anzi, ma presi da soli hanno il valore del muschio a lato nord di una casa di cattivo gusto (benvenuti nelle campagne del nord est, in cui la fantasia è pari a dove possa spuntare il muschio), apparte questo tutto è rilassante se non fosse per un individuo che si sta chiaramente masturbando attraverso i pantaloni, e giuro, lo giuro, non sono io!

FOGGY FOG IN BERLIN

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Ora abbiamo gli sponsor, un caloroso benvenuto a: MANGIMI GIRARROSTO, CROCCANTINI NONNO INFELICE, PRONTI ATTENTI VIAGRA, SURGELATI AIDS.
Il tempo atmosferico ci prende in giro.
La nebbia a Berlino è già nebbia quando non si vede la fine dei palazzi alti, dei grattacieli. Mi ricordo quando vivevo a Madrid e di fronte al Liceo Italiano che frequentavo, i miei compagni di scuola commentavano riguardo alla nebbia. Io mi guardavo intorno, abituato alle nebbie della Pianura Padana, e non capivo. Poi vedevo che indicavano la torre Picasso poco lontano dalla scuola, un grattacielo bianco, e lo vedevo sparire nella nebbia.
La nebbia normalmente si misura a grattacieli. Questa cosa mi fa pensare, mi vengono in mente i bambini di città che non hanno mai visto gli animali. Ci si riempie molto la bocca di questa affermazione, a volte è vero per carità, ma a volte esagerano. Il sindaco di Treviso qualche hanno fa ha fatto mettere degli animali in un isoletta del Sile proprio alle porte del centro storico. Ora, Treviso non è New York e tutto attorno c’è campagna. Mi pare un po’ eccessivo. Ma tant’è, gli animali sono sempre belli.
Nebbia e animali. Un binomio rischioso. Prendiamo delle belve feroci, tipo leoni e tigri affamati. Mettiamoli in un paesaggio urbano nebbioso. C’è un po’ di freddo e agli animali già girano le palle per quello, in più non vedono nulla e si incazzano ancora di più.
Fanno affidamento totalmente sull’olfatto e sull’udito, molto sviluppati, ottimizzati da una madre natura in tacchi a spillo e corpetto di cuoio.
Liberiamo gli umani, quanti ne volete, il rapporto tra bestie feroci e umani sarà mantenuto costante grazie agli sponsor: MANGIMI GIRARROSTO, CROCCANTINI NONNO INFELICE, PRONTI ATTENTI VIAGRA, SURGELATI AIDS.
Gli umani scapperanno nella nebbia confusi e gli animali inizieranno a fiutarli e a dirigersi verso di loro con passo felpato e la salivazione in crescere. Il pubblico in silenzio non vede niente e immagina, i bagarini se ne vanno con le tasche piene di soldi e si accendono le luci d’improvviso. Cala il sipario.

PORNOASSASSINIO AMARCORD

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Anni fa, facciamo finta, mi divertivo a guardare le cose zozze in rete: pornografia di vario genere, amatoriale e non. Ricordo con un sorriso quando ancora non c’era l’adsl e ci si collegava a 52 k (non so se è esatto ciò che ho scritto e non ha importanza), si pagava a tempo e si occupava il telefono. Che divertente. Quando i genitori andavano fuori città per un paio di giorni ero sempre collegato, non per chattare o diavolerie simili, ma per scaricare porno giganteschi. All’epoca il mio record fu 60 mb. Che cosa ridicola, ora si scaricano in meno di un minuto. All’epoca usavo Kazaa, una fiera di virus di ogni tipo. Una mattina uno mio vicino di casa mi arrivò in casa con un cd in mano dicendo che aveva scaricato Jurassic Park III, ci aveva messo tre giorni, sempre con Kazaa. Era una cam oscena, non si vedeva nulla, si sentiva da culo. Tre giorni buttati nel cesso.
Ne guardammo un pezzo, si vedevano le teste delle persone in sala e quando capimmo che il film steso faceva cagare già di per se, spegnemmo tutto.
Una mia ex ragazza, con cui sono ancora in ottimi rapporti, più o meno in quel periodo, forse un po’ dopo, scoprì nelle cartelle del mio pc una quantità di foto porno di tutto rispetto. Erano 350 mb di foto, non male per i tempi. Erano mesi e mesi di raccolta certosina.
Le dissi di no, non cancellare! Lei si infuriò e prese la forbice da carta come per minacciarmi. Non aveva punte, né una lama decente. Afferrai la forbice dalla parte delle lame come solo un vero bullo sa fare. Lei tirò verso di sé e mi tagliò la carne di tre dita. Tagli poco profondi ma uno iniziò a schizzare sangue.
Corsi in bagno e tinsi il lavandino di rosso, lei piangeva e mi chiedeva scusa, io bestemmiavo, ma in maniera pacifica.
Quando dopo qualche ora andò a casa, la salutai e tornai davanti al pc. Feci doppio clic sull’icona cestino e selezionai la cartella coi 350 mb di foto porno. Cliccai ripristina e andai a fumarmi una sigaretta nel terrazzo. All’epoca fumavo ancora. Avevo la mano fasciata, dava un tocco che mi piaceva.