CURRYWURST QUESTO SCONOSCIUTO

Prima di tutto non è una persona. E allora cos’è?
Una pietanza, un cibo, ha l’apparenza di uno stuzzichino ma è sufficiente per pranzarci.
Non è altro che un salsiccia di maiale, un wurstel di maiale, un wurst in tedesco, tagliato a fettine e inondato con ketchup e curry. Suona male vero? Ma in realtà è buonissimo ve lo assicuro!

Un po’ di storia:
La sua invenzione è attribuita a Herta Heuwer, che nel 1949 a Berlino mescola del ketchup con della polvere di curry ottenuta da dei soldati inglesi.
La cosa è sorprendente e gustosa. Apre un baracchino nel quartiere di Charlottenburg (situato ad ovest e oggi tra i più eleganti), il quale era pieno di operatori edili per la ricostruzione dopo i bombardamenti. Inutile dire che il Currywurst ebbe un successo spropositato che a tutt’oggi dura. Lo potete trovare ovunque in Germania e costa pochissimo. Lo potete comprare nel tipico vassoietto di cartone generalmente a partire da 1,50 euro.
Di fronte al KA DE VE, il centro commerciale di cui parlo qualche posto “fa”, trovate un chioschetto che li fa con carne e salse da allevamento e coltura biologiche. Costano di più, 3,50 euro, ma un po’ se ne guadagna in salute.

Se volete approfondire a questo indirizzo (fisico) c’è un piccolo museo dedicato al currywurst:

Deutsches Currywurst Museum
Schützenstraße 70
10117 Berlin

Un po’ di foto:
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Viviamo nel peggiore dei mondi possibile ma WORST CASE SCENARIO E’ ANCORA FERMO

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Voltaire e la sua ironica opera Candide, che in italiano hanno tradotto in Candido, giusto a suggerire un’aura di malattia venerea fastidiosa, scherza e riflette sul migliore dei mondi possibili. Si prendono un po’ gioco del filosofo Leibniz, che non credo fosse affetto da candida, ma comunque è sua la cosa del migliore dei mondi possibili.
Pare con la scusa del mondo migliore avesse convinto una prostituta che poi risultò essere affetta da candida… no non è vero, sto scherzando.
Ora, Worst Case Scenario è un film di cui si parla da un tot di anni ormai. Non l’hanno mai realizzato perché nessuno mette i soldi, inutile girarci attorno, è solo quello il motivo.
Si parla di zombi biomeccanici e già ho le bave alla bocca!
Guardatevi il promo trailer e godete:

Rigodete:

Ma direte, questo blog si chiama Berlingcalling, cosa c’entra con Berlino! Beh in realtà se avete visto il trailer con la Germania c’entra.
Ma per i puristi ecco a loro RAMMBOCK, film Berlinese sugli zombi, molto carino devo dire. LO vidi in sala un anno fa a Trieste al scienceplusfiction.
Locandina e di seguito trailer (sottotitolato in inglese)
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THE SUMMER MUST GO ON, UN PELO IN ANTICIPO PER L’ESTATE 2012 + IL COLLOQUIO DI LAVORO PERFETTO

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Oggi, come mi è capitato molte volte durante la mia vita, stavo camminando per strada.
Avevo una meta, un obbiettivo, un qualcosa da raggiungere a tutti costi, non importava il rischio, quello che potevo perdere.
Seguii i passi (del libro appena letto Il Tema del Nostro Tempo) del filosofo spagnolo per eccellenza, José Ortega Y Gasset quando parla del gesto eroico, lo definisce come un uscire dalla propria vita, una fuga momentanea verso l’esterno.
Stavo andando al supermercato.
Per strada mi passa di fianco un ragazzo, un giovine, aveva la canottiera. Ok, 12 gradi non sono il gelo ma gli infradito? Si, aveva gli infradito. Sembrava appena uscito dal bagno dove andava da dieci anni con la famiglia ogni estate. Nel riminese magari, o nel jesolese, o nel lignanosabbiadorese, insomma in uno dei posti brutti di mare del nord Italia.
Cosa? Beh, se sono belli domani vado in metropolitana in tanga vestito da zorro.
Quel ragazzo secondo me stava andando a un colloquio di lavoro.
Con la crisi ai colloqui di lavoro in Italia se la tirano un sacco, tanto possono scegliere tra tanti. Ci vuole ironia per non soccombere come disse Adolf Hitler.
Immagino il colloquio tipo:

A (l’aspirante lavoratore)
B (colui che assume)

B bene, signor TALI TALI, qual è il suo difetto principale, perché sa, tutti abbiamo difetti.

A beh, guardi tutti mi dicono che…
B si fermi, non mi dica che è testardo, il classico difetto/ pregio. Si impegni di più signor TALI TALI… e per una volta, dite la verità.

A beh mi piacciono le bambine…
B bene signor TALI TALI le piacciono le bambine, lei crede nella famiglia, crede nel futuro della nazione attraverso la forza lavoro!

A mi piacciono anche i bambini… quelli piccoli…
B ancora meglio, non importa bambino o bambina, presi da piccoli si forgiano meglio, si istruiscono!

A mi piace il loro odore…
B bene, bene, bene! Mai fermarsi a ciò che si vede, bisogna andare a fondo, analizzare, conoscere tutto, avere sete di conoscenza!
A io ci vado a fondo, eccome! Poi urlano però…
B lei è assunto, è assunto, lei è quello di cui abbiamo bisogno! Giovane, che pensa al futuro e non ha paura delle conseguenze!

SILVIO BERLUSCONI, CHI E’ VERAMENTE?

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Il potere mediatico dell’era moderna ci inserisce a pieno titolo, per lo meno noi abitanti del cosiddetto primo mondo, in mezzo ad una continua tempesta di informazioni. Informazioni da destra, da sinistra, da sotto, da sopra, dall’interno, dall’esterno. Siamo bombardati e siamo totalmente inermi a ciò.
Silvio Berlusconi è il Presiedente del Consiglio attualmente in carica e in questo post io non ne parlo male. Non ne parlo nemmeno bene, ne parlo e basta. Per usare un termine scimmiesco, lo cito e basta.
Credo che questo scarno post sia più interessante di migliaia di articoli e interventi in ogni dove che ci arrivano contro dal mondo dell’informazione, di qualsivoglia genere sia, sulla persona di Silvio Berlusconi. E’ incredibile come solo a ripeterne il nome ad alta voce si associano i fonemi che compongono il suo nome a qualcosa di negativo, di criticato.
Tutto ciò non serve a nulla.
Ho un ottimo self control, non ho detto nulla nemmeno della foto pubblicata. Nulla.

TERRORISMO DI CLASSE E SUCCHIO DI CRAUTO E ZA CHE BEVE IL SUCCO DI MARS

Vi ricordate la puntata dei Simpson in cui Homer si reca nell’odiata New York? Protagonista di un guaio tra le Twin Towers per l’auto parcheggiata in divieto di sosta? Si che ve lo ricordate. Ad un tratto va in un baracchino di un signore mediorientale e beve una lattina di succo di granchio.
Non ho visto il succo di granchio ma ho visto, e fotografato, il succo di crauto.
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Guardatelo in tutto il suo splendore. Devo ancora provarlo ma non mancherò il mio obbiettivo.
Si parla di terrorismo di classe nel titolo ed è vero, alla mostra su terrore recatomi la settimana scorsa in Berlino vi era la foto della pipa bomba, la pipa per creare terrore.
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Carlà l’ha apprezzata molto, chi è Carlà? Non potete non conoscere Carlà. Comunque basta cercare in rete.
Come vedete la pipa è una pipa esplosiva. Ragazzi state lontano dalla droga, non cercate di fumare sostanze “esplosive”, che vi mandano in “bomba” (termini dei giovini di oggi e di ieri), rendete esplosivi gli strumenti. L’FBI sta venendo a prendermi, una decina d’anni fa ho anche scaricato il manuale per l’aspirante anarchico bombarolo.
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Sembra il progetto di una bomba vero? Oppure la spiegazione dell’apertura di una cassaforte. E’ semplicemente, usiamo questo termine folle, la spiegazione della S circolare di Berlino. Il trenino che gira intorno a Berlino di cui ieri mi son servito ben due volte.
E’ la cosa più allucinante che abbia mai visto. Fantozzi diceva che la cosa più difficile in natura è il tordo, io non credo, THE RING, questo, lui! E’ la cosa più difficile in natura!
Non a caso THE RING è il titolo inglese di uno dei film più spaventosi di tutti i tempi, e lasciate perdere il remake.
Se siete stanchi o avete voglia di fare shopping di quello fico, oppure se siete nervosi a causa del RING di cui sopra, andate al KA DE VE di Berlino (Tauentzienstr. 21-24
10789 Berlin, U Witenbergplatz), il secondo centro commerciale più grande d’Europa dopo l’Harrod’s di Londra.
Vi consiglio subito di concentrarvi sul sesto piano, dedicato alla culinaria. Un paradiso!
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Dimenticavo, tra i vari esperimenti terribili dell’umanità ci fu il mio amico Gianluigi detto Za-Lamort che provò il succo di Mars!
Eccovelo

FERNSEHTURM aka LA TORRE DELLA TELEVISIONE TI OSSERVA


A Berlino la si vede da ogni dove, basta che l’occhio abbia la possibilità di spaziare verso il centro e abbia un po’ di cielo libero a disposizione.
La vedete là, affilata, altissima, come se tentasse di sodomizzare dispettosamente una qualche divinità.
Come fosse lo stuzzicadenti di un qualche dio dispettoso con una cipollina infilzata nel mezzo.
Può sembrare un antenna e pare proprio lo sia. Ha 42 anni (siamo nel 2011 mentre scrivo e spero di finire prima del 2012 questo post) ben portati, forma slanciata, curvature sode, è stata edificata nel 1969 dalla DRT con la voglia di farne un simbolo.
Alta 368 metri, all’altezza di 207 metri (nel cippollotto) annovera un ristorante che ogni mezz’ora compie un giro di 360°.
Se non soffrite di vertigini andate pure a visitarla, si può fare dietro una piccola somma, 7 euro.
Se soffrite di vertigini o se c’è foschia evitate.
Se avete un amico o un’amica che soffrono di vertigini portateli a loro insaputa, potrebbe essere divertente.
Come si va? Beh, la si vede da praticamente ovunque…
Comunque scendete alla fermata U Alexanderplatz (oppure raggiungete la piazza in uno dei mille modi) e la vedrete sopra la vostra testa.
Chissà se esistono persone affette da fobia da torre. Immagino un povero diavolo con problemi mentali idealizzare la torre in oggetto come qualcosa che lo perseguiti. Lo immagino camminare per Berlino a testa bassa con le mani sudaticce e i pensieri che gli rimbalzano tentando di evitare QUEL pensiero. La torre ti osserva, sempre, ti ascolta e ti segue. Non importa quanto tu ti possa nascondere perché lei saprà sempre dove ti trovi grazie al chip, a quella cosa minuscola che ti hanno trapiantato sotto pelle quando sei nato. Dove? Prendi una lametta e inizia a cercare.

RED STATE, FANATISMO RELIGIOSO, RABBIA HORROR DA KEVIN SMITH

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Non avevo intenzione di parlare di film in questo blog, ma ogni tanto si dai, non succederà mica niente…credo…
Devo ancora andare a vedere l’ultimo film di Almodovar ma ci andrò probabilmente in settimana per evitare affollamenti in sala.
Mi sono visto invece RED STATE di Kevin Smith, il regista di Clerk e seguito, film stupendi e iper-comici. Qui il regista cambia di registro totalmente, il film è tragico ed estremamente violento con movimenti di macchina che che lo spingono in direzione della tv reality.
Red State parla della religione ossessiva, del fanatismo cattolico che è presente negli States, come d’altra parte molte delle esagerazioni umane. Sarà perché lì in certe zone hanno tanto tanto spazio e la cosa li fa sentir soli, o forse si tratta di un’agorafobia cronica che crea focolai di follia un po’ lì e un po’ là.
In Red State c’è una congrega di religiosi guidata da un padre spirituale, un folle che insegna il terrore di Dio, insegna che Dio è vendicativo e che Dio non ama le proprie creature, altrimenti non ne avrebbe sterminati un fottio con un inondazione salvandone soltanto un’arca capitanata da Noè.
Il film non si limita a mostrare certe realtà nascoste ma purtroppo ben presenti e reali, diventa quasi più stupefacente nel mostrare certa “burocrazia” delle forze dell’ordine, ma non dirò di più per non rovinare la sorpresa. Comunque il film è di sicuro impatto e non solo per la violenza e le sparatorie.
Si respira anche una direzione degli attori di un regista che viene dalla commedia, diavolo se non si nota, e la cosa si sposa alla perfezione con la fase finale del film.
Lo consiglio, in particolar modo per i fanatici in erba. Il mondo è pieno di fanatici, ci sono fanatici a tutti i livelli!
Vi lascio con un sacco di locandine del film e alla fine il trailer, dopo c’è un piccolo raccontino violento di poche righe.

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BREVE RACCONTO VIOLENTO DELLA METROPOLITANA
Oggi ho assistito ad una mamma che parlava col figlioletto sul passeggino, il bimbo avrà avuto tre anni e aveva detto qualcosa, una frase, e la madre non aveva capito. Ha iniziato a interrogarlo su cosa avesse detto con la faccia da incazzata, come se nella domanda fosse insita una minaccia.
Sarebbe stato divertente se gli avesse detto:”eh pezzo di merda, vedi di sputare fuori quello che hai detto, capito? Ahn, capito? Ti spacco i denti moccioso!”
Il bambino ride.
“Che cazzo ridi brutto figlio di… vedi di ripetere! Tira fuori le palle e ripeti quello che hai detto altrimenti ti porto in chiesa domani e dopo ti lascio solo col prete dopo la messa e ti vengo a prendere dopo un’ora… vediamo se ridi anche dopo con una Jihad nel culo, brutto stronzetto.

1,2,3 KREUZBERG BATTE CASSA

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Animali morti che pendono da un palazzo a Kreuzberg.
E’ un disegno che mi piace, colpisce e rende e da un tocco di familiarità al quartiere. Forse con i miei pensieri, i miei demoni.
Non so, Kreuzberg è un quartiere molto particolare, ricco di memorie tutt’altro che antiche ma ancora presenti. Il quartiere alternativo, bohemien, il quartiere che dice no. Il quartiere creativo e culla della creatività.
Ha perso molto con gli anni, e ha guadagnato in cifre, quelle dei prezzi, vivere lì costa oggi come oggi. La lancetta della moda gli si è fermata contro e ha fatto salire i prezzi delle sue case come il latte lasciato troppo sui fornelli la mattina.
Più ancora dei locali è divertente vedere tutti i negozietti gestiti da turchi che vi sono lungo la via principale, dove passa la S. Ognuna delle attività ha un bancomat “allegato” e all’insegna del consumismo il comprare non ha mai fine. Il mio preferito?
FROM DUSK TILL DAWN, che nome più cool per un drugstore aperto tutta la notte!

Kreuzberg è il quartiere turco, se ci si allontana da quelle due o tre strade attorno a Oranienstrasse vi sono caseggiati interi abitati dai Turchi. Una volta vivere lì costava poco, e per le loro attività la posizione centrale del quartiere era perfetta.
Il kebab, il döner come viene chiamato qui, è nato proprio a Kreuzberg, non il kebab in se, ma il modo di mangiarlo come ormai è comune dappertutto, la maniera in stile fast food.
A Kreuzberg ci sono parechi negozietti, vi sono librerie di sicuro interesse e di carattere alternativo, una fumetteria fornitissima (in Oranienstrasse) e un negozio di dischi usati e dvd di genere piuttosto completa, nonostante non sia la migliore, ma la saracinesca lo è senz’altro. Eccola.
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La sera Kreuzberg diventa più affascinante, coi suoi locali e bar di tutti i generi, permane l’ambiente alternativo ma l’aura radical chic è prepotente.
Kreuzberg sembra disorientato, che stia perdendo piano piano la sua identità? Come è successo ad altri cerebri quartieri in giro per il mondo… Soho, Harlem, Trastevere?
Vi lascio con la foto dell’attività più luminosa del quartiere, situata in Oranienstrasse.

“VECCHIO TOSSICO DI NONNA TUA”

Titolo fra parentesi perché è il titolo di un racconto di Irvine Welsh contenuto nel libro raccolta Acid House, uno dei molti racconti non inclusi nella stupenda trasposizione cinematografica ad opera di quel geniaccio, in parte incompreso, di Paul McGuigan. Non ci credete? Guardatevi Gangster No.1, poi ne riparliamo.
Berlino è nota, tra le molte cose, per una che si riallaccia direttamente alla parola ZOO.
I Ragazzi dello Zoo di Berlino. Libro verità che fece scalpore negli anni ’80 e fu tradotto in molte lingue, tra cui l’Italiano.
Un po’ di miti da sfatare: Il nome di Christiane F. non è più tale, ossia censurato, da un bel pezzo.
Si chiama Christiane Vera Felscherinow e non è nessuna rivelazione.
Altro mito da sfatare, o voce che gira, è che la tizia sia morta. Non è vero, non è ancora morta e si fa ancora, le hanno recentemente tolto la custodia del figlio a causa della tossicodipendenza in cui sembra ricadere puntualmente.

Ecco Christiane F. quella vera in una foto recente vicino alla stazione in cui si “divertiva” all’età di 13 anni.
Altro mito o leggenda metropolitana è che sia morta l’attrice che la interpretava nella trasposizione cinematografica del libro. L’attrice Nadja Brunkhorst, nata a Berlino nel 1966, è ancora viva e vegeta e non ha mai avuto problemi di droga.

Ecco l’attrice, che all’epoca fece sognare un sacco di ragazzini e non solo..
Anni fa giravano voci che fossero morte, sia l’attrice che Christiana F., entrambe di overdose poco dopo il film, sottolineando quasi una maledizione intorno alla vicenda.
O forse hanno iniziato a raccontarlo ai figli dei genitori e poi col passaparola… non si sa, ma non importa.
Lo ZOO si riferisce alla stazione affianco allo zoo, ma quello ve l’ho già detto.
I tossici ovviamente a Berlino ci sono, come in tutte le città, come in tutto il mondo. Si ritrovano a Kreuzberg, una fermata prima di S rispetto alla fermata da cui si accede a un soffio da Oranienstrasse. Dovete cercare l’entrata della U, lì attaccata. I tossici se li volete vedere, belli consumati e stagionati, dimenticatevi i tredicenni del film, quelli erano altri tempi, li trovate subito fuori dalla fermata U Kottbusser Tor. Buon divertimento.
Anzi, vi lascio con un paio di foto, una che ritrae la fermata della metropolitana in questione e l’altra che mostra un gruppo di tossici alle prese con gli sbirri in loco.
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NON ME NE ANDRO’ VIA SENZA ESSERE MORTO


Il rosso ovattato è uno dei colori che preferisco preferire per un semplice fatto, da l’idea dell’inferno in un’accezione retrò, quasi cartonesca, che mette in pace con se stessi come se si osservasse un vecchio documentario già visto ma comunque gradevole.
Le cose vecchie attirano perché non producono problemi, sono statiche, la loro forza centrifuga si è esaurita, resta solo il potere estetico che non è affatto cosa da poco, ma bisogna saperlo subire.
La comprensione del passato non esiste, la storia che si ripete riguarda solo le emozioni umane di base, come l’odio (guerra), egoismo (democrazia), si chiama ciclicità e non storia che si ripete.

Dobbiamo coprirci il capo, cospargerlo di ceneri profumate come fossero nemici che ci donano la forza attraverso lo sniffo delle loro carni cauterizzate e ormai grigie.
Un Valhalla luminoso come una sala giochi figlia degli anni ’80, dove i giostrai ti guardano mentre giochi coi videogames bidimensionali e tu sogni di sfondarli la testa con un cric di un auto e non importa quale auto sia, il ferro è sempre duro e il sangue dello stesso colore.
Ve lo ricordate quello? E l’altro? Sono morti. Non esistono più, ma siamo sicuri di ricordarli? E per quanto tempo li ricorderemo?
E’ tutto estremamente sfuggente, la velocità dell’era moderna è sempre stata tale, abbiamo solo degli strumenti per vederla meglio, o probabilmente una noia più raffinata che ci permette di raccogliere i nostri frutti.
I proiettili però non abbiamo ancora imparato a fermarli, nonostante negli anni ’80 Terence Hill fosse in grado di fermarli coi denti… che tempi quelli… quando Terence Hill viaggiava trascinato da un cavallo ed era l’unica preoccupazione oltre il Drive In.
Le persone in tempo di crisi diventano più acute, più percettive, meno imbecilli. Sono meno facili da incantare. Quindi la crisi, le crisi, sono positive? Si, sono cibo per la mente, quindi la crisi non deve essere un’abattere ogni limite, ma un territorio delimitato in cui agire. L’importante non è il risultato che bene o male si conformerà alla ciclicità, ma il meccanismo e i suoi movimenti.

RIPOSA IN PACE COLONNELLO